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lunedì 26 gennaio 2026

RAEE, cosa sono e perché sono importanti

I RAEE sono i Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche. In pratica, sono tutti quegli oggetti che funzionano con la corrente o con le batterie e che non usiamo più: smartphone, computer, televisori, frigoriferi, lavatrici, lampadine, caricabatterie. Anche se sembrano solo “spazzatura”, i RAEE sono rifiuti molto speciali.

Da un lato possono essere pericolosi per l’ambiente, perché contengono sostanze tossiche come piombo, mercurio o gas refrigeranti. Dall’altro lato sono una miniera urbana, perché al loro interno ci sono materiali preziosi: rame, alluminio, ferro, plastica e perfino piccole quantità di oro e argento.

Come sta andando la raccolta

In Italia la raccolta dei RAEE è in crescita, ma non abbastanza. Ogni anno se ne producono molti più di quelli che vengono raccolti correttamente. In media ogni cittadino consegna circa 6 kg di RAEE all’anno, mentre l’obiettivo europeo è quasi il doppio. Questo significa che molti dispositivi finiscono ancora nei rifiuti sbagliati o restano dimenticati nei cassetti.

In Europa la situazione è migliore rispetto ad altre parti del mondo, ma anche qui non si raggiungono sempre gli obiettivi fissati dall’Unione Europea. Nel mondo, il problema è ancora più grande: i rifiuti elettronici aumentano velocemente, ma solo circa un quarto viene riciclato in modo corretto. Il resto finisce in discariche illegali o viene trattato in modo pericoloso per le persone e l’ambiente.

Dove si portano i RAEE

I RAEE vanno portati negli ecocentri comunali oppure nei negozi di elettronica. Se compri un nuovo elettrodomestico, il negozio deve ritirare gratuitamente quello vecchio. Nei prossimi mesi nella nostra scuola verrà posizionata una colonnina di raccolta in cui potremo depositare i nostri piccoli Raee da smaltire.

Come si riciclano e cosa se ne ricava

Una volta raccolti, i RAEE vengono portati in impianti specializzati. Qui vengono smontati e divisi per materiali. I metalli vengono fusi e riutilizzati, le plastiche riciclate, il vetro recuperato. In questo modo si ottengono nuove materie prime, riducendo l’inquinamento e il bisogno di estrarre nuove risorse dalla Terra.

Riciclare correttamente i RAEE significa proteggere l’ambiente, risparmiare energia e costruire un futuro più sostenibile. Anche piccoli gesti, come buttare un vecchio telefono nel posto giusto, possono fare una grande differenza.

lunedì 3 giugno 2024

Economia lineare - economia circolare

Negli ultimi tempi si sente tanto parlare di “economia circolare”. Ma che cos’è l’economia circolare? Per rispondere a questa domanda dobbiamo partire dalla contrapposta e purtroppo attuale “economia lineare”. L’economia lineare consiste, semplificando, nell’ “usa e getta”. La gran parte degli oggetti che usiamo quotidianamente ha una vita molto breve: li usiamo e, quando non li vogliamo più, li buttiamo via. La loro vita può essere più o meno lunga, ma alla fine la conclusione è sempre la stessa: la pattumiera.

Secondo il modello dell’economia lineare, la vita di ogni prodotto è scandita essenzialmente da cinque tappe: estrazione, produzione, distribuzione, consumo e smaltimento. Questo vuol dire che l’industria estrae le materie prime vergini, le trasforma per produrre beni di consumo utilizzando lavoro ed energia, distribuisce i prodotti al consumatore, il quale, dopo averli utilizzati, procede allo smaltimento degli “scarti” e, quindi, dei prodotti stessi ormai diventati “rifiuti”.

Purtroppo questa vita dei prodotti, nonostante le differenti e ingenti quantità di materie prime vergini utilizzate per la loro produzione, l’energia utilizzata (e anche l’inquinamento prodotto) per la loro realizzazione, è piuttosto breve. Basti pensare che la vita di un bicchiere di plastica può durare anche solo il tempo di un semplice sorso d’acqua!

E’ oggi riconosciuto a livello mondiale che questo impiego delle risorse, unito alla costante crescita demografica, all’aumento dei consumi e all’utilizzo spesso poco efficiente delle risorse, non è più sostenibile. Se questa tendenza dovesse continuare all’attuale ritmo, nel 2050 ci troveremmo ad aver bisogno di due pianeti. Per questo dobbiamo essere tutti capaci di lasciare l’economia lineare e passare ad un altro tipo di economia: l’economia circolare.

L’economia circolare consiste nel conservare il più a lungo possibile il valore dei materiali e dell’energia utilizzati per fabbricare i prodotti, in un’ottica di condivisione, prestito, riparazione, ricondizionamento, ma anche recupero e riutilizzo che portano a “mantenere in vita” i prodotti il più a lungo possibile e a ridurre al minimo la produzione di rifiuti e soprattutto il loro smaltimento in discarica.

L’Unione Europea nel 2018 ha emanato nuove norme che aiutano a produrre meno rifiuti attraverso misure di prevenzione e di responsabilità del produttore al fine di realizzare prodotti più facilmente separabili o differenziabili, misure contro l’obsolescenza programmata dei prodotti, sistemi di cauzione-rimborso per una raccolta più efficiente di prodotti e materiali usati. La riduzione dei rifiuti dovrebbe passare anche da pratiche di “simbiosi industriale”, basate sul presupposto che quello che è scarto per una ditta può essere una risorsa per un’altra azienda.

Una volta che il prodotto ha però terminato la sua funzione, l’economia circolare, in accordo con la gerarchia dei rifiuti, ci chiede di reintrodurre i materiali di cui il bene è composto nel ciclo economico. Così si possono continuamente riutilizzare all’interno del ciclo produttivo generando ulteriore valore.

La strada è lunga, difficile e nuova, ma è necessario percorrerla se vogliamo un mondo sostenibile.


lunedì 6 aprile 2020

Quanti rifiuti produce la nostra famiglia?

Quando andiamo al supermercato facciamo attenzione alle confezioni: il 50% dei nostri rifiuti sono imballaggi. Meglio comprare prodotti sfusi e scegliere i contenitori "formato famiglia" anziché quelli monodose.
Sostituisci le buste in plastica (anche se oggi sono biodegradabili) con quelle in tela. L'inquinamento dei sacchetti in plastica è mostruoso. 
Che gli oceani siano sempre più immense discariche lo dimostra la gigantesca isola galleggiante del Pacifico costituita solo da rifiuti in plastica, gettati in acqua negli ultimi cinquant'anni, che le correnti hanno ammassato in un'area grande come Italia, Francia e Spagna messe insieme.
Per ridurre il tuo contribuito a questa che è la più grande discarica del mondo puoi anche convincere la tua famiglia a seguire una nuova moda. In molti negozi, infatti, (a Saluzzo li trovi) si sta diffondendo sempre più l'abitudine di vendere shampoo e detersivi "alla spina". Basta portarsi un flacone vuoto e riempirlo con quanto ti serve.  Il flacone sarà sempre lo stesso e non andrà ad aumentare la quantità di rifiuti in plastica. In ogni caso fai sempre a te stesso e ai tuoi genitori questa domanda: "Quanti rifiuti produce la nostra famiglia? E quanti di questi possono essere evitati?" Vedrai che con un po' di impegno la quantità può essere ridotta della metà.

lunedì 8 ottobre 2018

Riciclo dei Rifiuti

Un tempo, prima di buttare via qualcosa, i nostri nonni ci pensavano più di una volta. Cercavano di riutilizzare il più possibile. Quando qualcosa si rompeva la riparavano e la gettavano solo nel caso in cui fosse diventata logora e inutile: oggi tutto è cambiato.
Sebbene l'uomo abbia sempre prodotto rifiuti, negli ultimi decenni il progresso e il consumismo (cioè l'acquisto e il consumo di beni materiali), con la sua filosofia poco ecologica dell'usa e getta, ha fatto esplodere il problema. Buttiamo via di tutto, dai vecchi giocattoli alle automobili, dai piatti alle lavatrici, dai computer ai mobili. Per non parlare dei resti della spesa (scatolette, imballaggi per i prodotti, bottiglie di plastica e di vetro, avanzi di cibo).
Per evitare di essere sommersi dai rifiuti, ipotesi non del tutto da trascurare, dobbiamo smaltirli. Come? Una parte riciclata oppure bruciata negli inceneritori, mentre tutto il resto finisce in discarica, dove poi viene sepolto. Quando una discarica è piena se ne fa un'altra.
Naturalmente le discariche creano più di un problema. Innanzitutto bisogna avere spazio a disposizione per farle, poi non sono certo un modo per risolvere la questione dei rifiuti. È come nascondere lo sporco sotto un tappeto, non lo vedi, ma c'è. E cosa succederà quando sotto il tappeto non ci starà più niente? In ogni caso, uno dei principali problemi delle discariche è la perdita di liquami tossici che colano e a volte vanno a inquinare il terreno e le falde acquifere, grandi serbatoi naturali di acqua che poi finisce nelle nostre case. Non va dimenticata, inoltre, la puzza prodotta dalla fermentazione dei residui organici. È soprattutto per questo motivo che la gente non le vuole nel proprio territorio.
Come abbiamo detto, una parte dei rifiuti, invece di finire in discarica, viene portata negli inceneritori per essere bruciata ad alte temperature. Il calore sviluppato con la combustione può essere trasformato in vapore per produrre energia elettrica oppure può essere utilizzato per il riscaldamento delle case.
Gli impianti in grado di fare questa operazione sono chiamati termovalorizzatori. A Brescia si trova uno dei più grandi d'Europa, capace da solo di far fronte a un terzo del fabbisogno di riscaldamento della città. Recuperare energia dai rifiuti è sicuramente un modo intelligente di smaltirli, anche se qualcuno sostiene che le emissioni degli inceneritori alla lunga possano essere nocive per la salute. Ecco perché la maniera migliore per svuotare le discariche è imparare a riciclare. Proprio su questa ultima possibilità si gioca una partita importante rispetto alla salvaguardia dell'ambiente. In questo modo, infatti, si recuperano materie prime, si risparmia energia e nelle discariche finiranno solo i prodotti che non possono essere riutilizzati.
Negli ultimi anni l'Italia ha fatto molti passi avanti nella raccolta differenziata. Dagli uffici statistici dell'Unione Europea (Eurostat) ci dicono che siamo fra i primi in fatto di riciclo. Non ve lo aspettavate eh? Purtroppo ci sono ancora forti disparità fra le diverse regioni. Al nord che ha adottato in buona parte la raccolta porta a porta la differenziata si avvicina al 70% , al centro siamo sul 50% , al sud intorno al 40%. Tuttavia bisogna dire che anche la media europea è abbastanza bassa: i Paesi dell'est hanno ancora molta strada da fare in questo campo. Mentre in Paesi del nord Europa, solitamente molto virtuosi, lo sono anche in questo campo ma con una tradizione più spostata verso i termovalorizzatori e quindi meno improntata al riciclo.
Per una volta siamo fra i primi della classe.

lunedì 15 settembre 2014

Compra cicche di sigaretta a 1 cent e libera la spiaggia di Noto dai mozziconi

Gianni Di Pasquale, pensionato di Sortino in Sicilia ha messo in campo una originale quanto efficace iniziativa personale: liberare le spiagge dalle cicche di sigaretta pagandole 1 centesimo. La quota prevista per la giornata di raccolta era di 20 euro.

Ebbene, Gianni Di Pasquale qualche giorno fa è sceso alla spiaggia di Noto e ha messo su un banchetto con sopra i contenitori di vetro e ha affisso su un manifestino la sua proposta:

Liberiamo la nostra spiaggia dai mozziconi. Compro mozziconi di sigarette a un centesimo l’uno, e non è uno scherzo.

L’offerta ha convinto i bagnati che subito sono partiti alla caccia di mozziconi di sigaretta. Vi hanno preso parte non solo i bambini ma anche gli adulti che hanno condiviso il "progetto di Pasquale". I contenitori di vetro si sono riempiti presto e la quota dei 20 euro è stata raggiunta. Ma i bagnanti oramai presi dall'entusiamo hanno continuato a raccogliere cicche iniziando la gara a chi ne portava di più a Pasquale. Ebbene a fine giornata hanno contato 6000 mozziconi di sigaretta raccolti.

Racconta Pasquale a Newsicilia (dove trovate le altre foto dell'epica giornata):

C’è stato un ragazzo che me ne ha consegnati settecento guadagnandosi così sette euro. Il messaggio spero sia stato recepito, soprattutto dai più piccoli. Alcuni genitori hanno “rimborsato” di tasca loro i propri figli, perché il segnale non era quello di guadagnarci economicamente, ma tutelare la salute e dare un messaggio di civiltà.

I mozziconi di sigaretta sono tra i rifiuti più altamente inquinanti e finiscono nei mari dove la degradazione avviene in 5 anni non prima di aver liberato nell'acqua molte sostanze dannose. Proprio le cicche di sigaretta sono tra i rifiuti più presenti proprio nel Mar Mediterraneo e rappresentano tra il 30% e il 40% dell'immondizia che si trova in acqua. Infine si consideri che un fumatore mediamente produce 12 mozziconi di sigaretta al giorno.

mercoledì 15 dicembre 2010

Nuovo anno, nuovi sacchetti

no_buste_plastica1243071125.jpgSono almeno trecento all’anno i sacchetti di plastica che ogni italiano compera, usa brevemente e mette in pattumiera (spesso come contenitore per gli altri rifiuti). Tra le mani dei consumatori hanno vita breve – giusto il tempo di arrivare dal supermercato a casa – ma nell’ambiente i sacchetti sopravvivono per secoli, infestando spiagge e mari, boschi e fiumi.

Dal primo gennaio nessuno potrà produrne di nuovi mentre – ancora per un po’ – circoleranno i sacchetti che ingombrano i magazzini di negozi e supermarket. Ma quando le scorte saranno esaurite alle casse dei rivenditori si troveranno solo sacchetti biodegradabili, cioè che si decompongono in tempi (relativamente) brevi. I produttori si lamentano e l’Unionplast, la federazione che raggruppa le aziende produttrici, protesta: non è vero che il sacchetto è un problema per l’ambiente. È riutilizzabile e quando viene separato dal resto della pattumiera è anche riciclabile.

lunedì 18 gennaio 2010

Energia pulita dall'immondizia

dis.jpgLe discariche, da puzzolenti luoghi per l'accumulo dei rifiuti potrebbero presto trasformarsi in impianti ecologici per la produzione di energia. Un team di ricercatori britannici ha recentemente messo a punto un nuovo sistema che consente di recuperare il gas metano prodotto dalla decomposizione dell'immondizia anche in siti molto piccoli, dove fino a oggi questa operazione era considerata impraticabile.
Pattume energetico. Il metano nasce in ambienti privi di ossigeno dalla putrefazione di sostanze organiche e viene estratto dalle discariche attraverso speciali pozzi di aspirazione. Per evitare che insieme al metano venga risucchiata anche aria, tali pozzi sono collocati a grande profondità, in zone ermeticamente isolate. Per questo finora sono state sfruttate soltanto le discariche più grandi, sprecando così le enormi quantità di metano prodotte negli impianti più piccoli. Si calcola che le discariche europee potrebbero generare oltre 94 miliardi di metri cubi di metano all'anno, ma attualmente solo l'1% di questi viene recuperato. Il rimanente viene bruciato per evitare incidenti ma immette nell'atmosfera tonnellate di inquinanti.
Una coperta per i rifiuti. L'idea dello scienziato inglese Viktor Popov è quella di ricoprire le discariche con speciali membrane che isolino il metano dall'aria. Queste particolari coperture sarebbero formate da due strati di argilla semi impermeabile che racchiudono un terzo strato di materiale permeabile.
All'interno dello strato permeabile verrebbe pompata anidride carbonica che, mantenuta a una pressione leggermente superiore a quella atmosferica, creerebbe una barriera che impedirebbe all'aria di entrare in contatto con il metano. Estraendo il metano, l'anidride carbonica verrebbe risucchiata nella discarica attraverso la membrana.

http://www.focus.it

mercoledì 18 novembre 2009

Ricicloni Piemonte 2009: vince di nuovo Castagnole delle Lanze

images.jpgIl Piemonte al 48,4% di raccolta differenziata al 3° posto in Italia. Miglioramenti costanti sulla raccolta dei rifiuti in Piemonte. Sul podio piemontese di comuni ricicloni: Castagnole delle Lanze vince la classifica generale; Novara il miglior capoluogo di provincia; Piossasco il miglior comune sopra i 10.000 abitanti e Orio Canavese il migliore tra i comuni sotto i 10.000 abitanti.Tra i consorzi vince il chierese CCS.

Sono 548 i Comuni ricicloni del Piemonte secondo il dossier “Comuni Ricicloni Regione Piemonte 2009”, presentato il 17 novembre a Torino, in occasione del convegno “Piano Regionale gestione rifiuti e Piano Provinciale”. 548 Comuni che nel 2008 hanno superato la soglia del 45% di raccolta differenziata che in Piemonte ha raggiunto una media del 48,4%, aumentando di oltre tre punti percentuali rispetto al 2007 (45,3% RD 2007).
Buoni risultati per la nostra Regione quindi, che si trova al terzo posto tra le regioni italiane sul tema di raccolta differenziata e che fa ben sperare in una tendenza consolidata e in continuo miglioramento: nel 2009 la raccolta differenziata potrebbe superare l'indifferenziata!
“Il Piemonte ha ottenuto importanti risultati sul fronte della raccolta differenziata – dichiara
Vanda Bonardo, presidente Legambiente Piemonte e Valle d'Aosta – I dati ottenuti sono significativi ed incoraggianti, ma non ci possiamo scordare che ad esempio gli imballaggi, che paghiamo con la nostra spesa, costituiscono ancora il 60% del volume e il 40% del peso dei rifiuti urbani. Solo se fondato su una seria politica di riduzione, il ciclo dei rifiuti sarà davvero integrato, virtuoso e sostenibile. Le sfide poste oggi dai cambiamenti climatici impongono a tutti noi un impegno sempre maggiore per abbattere le emissioni di CO2 in atmosfera: il nostro futuro dipenderà dalle scelte consapevoli di ognuno di noi, siamo tutti chiamati a ridurre gli sprechi” .
Il dossier evidenzia che su una produzione totale di
2.251.617 tonnellate di rifiuti, nel 2008 ne sono stati differenziati 1.089.754 tonnellate (pari al 48,4%). Il rimanente rifiuto indifferenziato (1.161.863 t) viene avviato in discarica (per il 59%), trattato in modo meccanico biologico (per il 34%) e incenerito (per il rimanente 7%). È indispensabile innanzitutto mirare alla riduzione dei rifiuti totali prodotti e incentivare ancora la raccolta differenziata. Particolare attenzione dovrà essere dedicata al compostaggio degli scarti organici, misura importante per ridurre le emissioni di CO2 e poi incentivare ancora il riciclaggio delle altre materie: plastica, carta, vetro, metalli, legno, ecc.
“Il dato che più ci sta a cuore – sostiene l’assessore all’Ambiente della Regione Piemonte
Nicola de Ruggiero - è quello legato alla produzione complessiva pro capite dei rifiuti. Anche nel 2008 scende, passando da 516 Kg prodotti da ciascun piemontese nel 2007, ai 507,971 Kg del 2008. E’ circa l’1,6%, una riduzione che, sommata a quella dell’anno precedente, porta in due anni a –2,7%. E anche se non si tratta di un valore molto alto, lo si può interpretare come un segnale di tendenza ormai inequivocabile. Probabilmente è più significativo mettere in risalto che le 80mila tonnellate risparmiate allo smaltimento nel 2008 rappresentano la produzione totale di rifiuti di una popolazione di circa 160mila abitanti. E’ il frutto dell’impegno dei cittadini e delle politiche di riduzione che Regione, Province, Comuni e singoli cittadini hanno messo e mettono tuttora in campo. Infatti la Regione continua a sostenere iniziative di riduzione dei rifiuti, come la distribuzione di prodotti sfusi, riscontrando un interesse notevole per i detersivi “alla spina”. Le 43 macchine già installate, a cui se ne aggiungeranno due la prossima settimana nel Cuneese, hanno fatto risparmiare sinora quasi 500.000 flaconi di plastica. Messi tutti assieme riempirebbero circa un campo e mezzo da calcio. E sempre a novembre avvieremo una nuova iniziativa di riduzione degli imballaggi in vetro con la vendita, ancora nella grande distribuzione, di vino sfuso con bottiglie riutilizzabili”.

Torniamo ora alla classifica messa in luce nel dossier Comuni Ricicloni Regione Piemonte 2009:
sono inseriti in graduatoria solo i Comuni che hanno superato una soglia base di raccolta differenziata: 55% per i comuni sotto i 10.000 abitanti e 45% per tutti gli altri.
Per la graduatoria anche quest'anno ci si è affidati all'indice di buona gestione dei rifiuti urbani, che prende in considerazione non solo la percentuale di raccolta differenziata ma anche altri fattori tra i quali la quantità totale di rifiuti prodotti, la residualità dello smaltimento in discarica, la sicurezza dello smaltimento finale ed il recuper di energia (Ad esempio, nel caso di un Comune con buona percentuale di raccolta differenziata ma elevata produzione pro capite di rifiuti totali e assenza del servizio di raccolta dei medicinali, non si può trascurare come gli ultimi 2 fattori siano altamente sfavorevoli).
Si aggiudica il primo posto nella classifica generale il Comune di Castagnole delle Lanze, già premiato lo scorso anno, con un punteggio di indice di buona gestione pari a 84,06 e con il 75% di raccolta differenziata. Lo seguono i Comuni di Orio Canavese, primo nella classifica dei Comuni al di sotto dei 10.000 abitanti ( 83,75 indice di buona gestione e 71,9% raccolta differenziata) e il Comune di Piossasco, migliore tra i Comuni con più di 10.000 abitanti (74,69 indice di buona gestione e 74% raccolta differenziata). Novara si aggiudica il premio di miglior capoluogo di Provincia (65,31 indice di buona gestione e 70,2 raccolta differenziata) mentre il migliore tra i consorzi è il Chierese CCS.
A tutti i Comuni Ricicloni del Piemonte viene oggi assegnato un attestato da Legambiente, a premio del buon lavoro svolto in tema di gestione dei rifiuti.

venerdì 17 luglio 2009

Legambiente: Comuni Ricicloni 2009

MWSnap134.jpgOgni anno Comuni Ricicloni, la classifica di Legambiente, ci restituisce un’immagine dell’Italia più attiva, più forte, ogni anno con molte sorprese positive.

Quest’anno per diventare Comune Riciclone bisognava aver superato la soglia del 45% di raccolta differenziata, che altro non è che l’obiettivo del Testo Unico (la legge sui rifiuti) per il 2008. Non solo. Per i comuni sotto i 10.000 abitanti delle regioni del Nord Italia era necessario raggiungere il 55%.

Alcuni potevano pensare che avremmo premiato meno Comuni. Così non è stato: sono quasi 1300 quest’anno i Comuni che ricevono l’attestato, per la precisione 1280, 200 in più rispetto allo scorso anno.

Ben due terzi dei comuni veneti sono ricicloni, un risultato che tiene a lunga distanza gli antagonisti lombardi che rimangono su risultati più contenuti incalzati dal Friuli e dal Piemonte (siamo quarti, non male).

E’ nella classifica dei Comuni oltre i 10.000 abitanti che risulta più evidente la supremazia veneta e in particolare della provincia di Treviso che nelle prime 15 posizioni vanta ben 13 comuni. Tra i piccoli comuni, invece, nelle prime trenta posizioni troviamo ben 29 realtà del nord est dislocate tra Veneto e Trentino Alto Adige.

Da sottolineare positivamente l’avanzata delle e la Sardegna che pur non guadagnando primi posti, ottiene un premio come Regione, segnali evidenti che la politica di incentivi e disincentivi adottata dalla Regione Sardegna sta dando i risultati attesi, visto che è passata dal 3% di raccolta differenziata del 2002 al 38% a fine 2008.

Sono, per contro, anche troppo evidenti alcune assenze: Liguria, Molise e Puglia stanno “annegando” nelle discariche e ancora sono veramente rari i comuni che ci stanno provando.

Analizzando le graduatorie dei ricicloni del sud, che sono 131, emerge che gli esempi di buona gestione sono fondamentalmente distribuiti in due regioni: Campania (115 ricicloni, di cui la metà in provincia di Salerno) e Sardegna (45).

I capoluoghi ricicloni sono in totale 20 di cui 19 nel nord Italia. Ben 6 sono distribuiti in Piemonte, 4 in Lombardia e 4 nel Veneto che, anche nelle grandi città confermano la diffusione di buoni servizi di gestione dei rifiuti.

La sorpresa delle sorprese però è data da Salerno. Città capoluogo, in Campania!!! Comune Riciclone al 45%. L’unico capoluogo a esserlo in tutta l’Italia del centro-sud. Dimostrazione che dall’emergenza si può uscire, che i modi per farlo ci sono.

La gestione dei rifiuti a livello consortile (più comuni riuniti – il nostro consorzio è CSEA) conferma la validità di sistemi di raccolta e servizi uniformi su ampie aree di territorio. Oltre la metà dei ricicloni gode del servizio offerto da un consorzio e i circa 6,3 milioni di abitanti che ne beneficiano sono tutti residenti nel nord Italia, di cui la metà nel nord est.

Complessivamente, i cittadini che hanno contribuito ai risultati di Comuni Ricicloni 2009 sono più di 10 milioni, il 18% della popolazione italiana.

Un’altra sorpresa: con il semplice gesto di differenziare i rifiuti, questi 10 milioni di cittadini hanno evitato l’immissione in atmosfera di circa 1 milione di tonnellate di CO2.

sintesi dossier_2009 comuni ricicloni.pdf

 

 

lunedì 29 giugno 2009

Tetra Pak nella carta. A Verzuolo è possibile.

TETRA.jpgLa maggior parte dei contenitori per bevande e alimenti è riciclabile, ma l'informazione è ancora scarsa. In Piemonte sono molti i consorzi che permettono il conferimento del Tetra Pak con la carta. Il servizio è attivo anche nel nostro consorzio.

Vi siete mai chiesti dove gettare il cartoccio del latte? Anche i più appassionati e attenti sostenitori della raccolta differenziata possono aver avuto per un momento questo dubbio.

Grazie ad un accordo stipulato tra Comieco e Tetra Pak dal 2003 è possibile riciclare anche gli imballaggi poliaccoppiati a base di carta. Come? Gettandoli semplicemente nei contenitori della carta o, in alcuni casi, nei contenitori multimateriali.

Dei circa 500 kg di rifiuti pro-capite prodotti in un anno solo un paio di chili sono rappresentati dai cartoni per alimenti. Effettivamente una goccia nel mare, ma per i più virtuosi uno stimolo in più per migliorare ulteriormente la propria raccolta differenziata!

Attenzione però: il TetraPak non è riciclabile ancora in molti comuni! Ad agosto 2008 sono infatti 21 milioni 544 mila i cittadini raggiunti da questo tipo di raccolta, pari al 36% della popolazione.

 

Visita il sito del nostro consozio raccolta rifiuti qui

domenica 21 giugno 2009

Il Compost

00globeguycomposting.jpgIl Compostaggio è un processo di riciclaggio dei rifiuti organici attraverso il quale si ottiene un ottimo fertilizzante naturale, chiamato "compost".
Sapevate infatti che più del 40% dei rifiuti che produciamo sono organici? Questo è già un buon motivo per giustificare la raccolta differenziata prima e il riciclo poi di questo tipo di rifiuti.

CHE COS'È IL COMPOST
Le sostanze che decomponendosi formano il compost sono i materiali organici biodegradabili che si suddividono in:
umidi(scarti di frutta e verdura, fondi di caffè e filtri di tè, pane ammuffito, gusci d'uova e ossa, sfalci d'erba) e secchi(Foglie secche, segatura, paglia, rametti, trucioli e cortecce, carta comune e carta da cucina, cartone).
Tutto questo rappresenta il cibo di insetti, muffe, lombrichi, funghi e bateri che hanno il compito di decomporre i resti animali e vegetali, trasformandoli in una terra bruna e profumata: sono infatti chiamati "decompostori".

Con il Compostaggio, infatti noi vogliamo imitare i processi che in natura riconsegnano le sostanze organiche al ciclo della vita.

COME SI PREPARA IL COMPOST
Il contenitore in cui viene preparato il Compost, si chiama compostiera e serve per fare il compostaggio nei giardini, senza generare cattivi odori.
Un buon compost è formato da 4 strati:
1. Il primo, quello di fondo, è formato da rametti, trucioli, cortecce e serve a favorire il passaggio dell'aria all'interno della compostiera.
2. Il secondo è formato da scarti secchi: paglia, segatura, foglie secche.
3. Il terzo è costituito da residui organici umidi: scarti di frutta e verdura, scarti di cucina e sfalci d'erba.
4. Il quarto strato, quello di chiusura è costituito da rifiuti secchi mescolati a terreno.

LE REGOLE PRINCIPALI DEL COMPOSTAGGIO
Per ottenere un buon compost. è necessario seguire alcuni semplici ma fondamnetali regole:
1. Mettere la compostiera in penombra in un luogo nè troppo esposto al sole, perchè d'estate gli scarti organici potrebbero seccare, nè completamente in ombra perchè in inverno, gli scarti organici potrebbero gelare.
2. Preparare lo strato di fondo per permettere il passaggio dell'aria.
3. Aggiungere scarti organici in modo regolare, alterando quelli umidi con quelli secchi.
4. Rivoltare con un forcone il compost: ogni due settimane per il primo mese, poi, ad intervalli maggiori. Se te ne dovessi dimenticare, il compost marcisce, iniziando ad emanare cattivi odori.
5. Annaffiare il compost per permettere algi abitanti del terreno di trasformare i rfiuti organici. Attenzione! L'acqua non deve essere troppa e per essere sicuri che l'umidità sia corretta basta eseguire "la prova dell'umidità". Si stinge una manciata di compost nel pugno: se gocciola la massa è troppo umida, quindi si devono aggiungere i rifiuti secchi; se il palmo della mano è completamente asciutto, bisogna anaffiare un pò.
6. Evitare i pezzi grossi: per favorire la trasformazione rapida dei rifiuti organici è bene spezzettare i pezzi più grossi.

QUANDO IL COMPOST È PRONTO
In genere occorrono da 8 a 10 mesi per ottenere un compost maturo; questo possimao riconoscerlo da 2 caratterisitche ben precise:
1. Ha un colore scuro e un gradevole profumo di terriccio di bosco;
2. Ha un aspetto soffice e il materiale di partenza non si riconosce più tranne i pezzi più grossolani di legno e corteccia.
Per separare la parte trasformata da quella non ancora pronat, basta servirsi di un setaccio che permetta il passaggio solo del materiale più fino e tratenga sulla base gli scarti orgnaici non ancora decomposti.

I VANTAGGI DEL COMPOSTAGGIO
1. Il compostaggio contribuisce a risolvere il problema dei rifiuti, perchè si evita di riempire inutilmente le discariche e diminuiscono i costi di trasporto dei rifiuti.
2. Il compostaggio garantisce la fertilità del suolo perchè consente la preparazione di un fertilizzante naturale e compatibile con l'ambiente.
3. Il compostaggio offre notevole risparmio: infatti il compost limita l'acquisto di concimi chimici e di terrcci particolari.

IL COMPOST A VERZUOLO

Il nosro Comune distribuisce gratuitamente il contenitore per produrre il compost: basta farne richiesta.

Inoltre produrre compost dà diritto ad uno sconto sulla tariffa dei rifiuti.

Datevi da fare!!!!

Se avete una connessione veloce guardate il video

lunedì 14 luglio 2008

Costigliole d'Asti Paese "Riciclone"

3f2bb17d8f89d2e9b7832cad80f317e9.jpg(da la Repubblica.it)

I piccoli comuni battono le grandi città nel riciclo dei rifiuti. Lo dice la classifica stilata da Legambiente. E', infatti, Costigliole D'Asti, una località piemontese di soli 6.000 abitanti, a vincere il titolo di "Comune Riciclone 2008". Al secondo e terzo posto si collocano rispettivamente Bozzolo (piccolo comune mantovano) e Ziano di Fiemme in Trentino, tutti paesi del Nord Italia. Al Sud, invece, sorprende il miglior piazzamento di un paese campano. Si tratta di Bellizzi in provincia di Salerno.

La top ten di Legambiente arriva alla quindicesima edizione. Il particolare riconoscimento è destinato a quei centri che nell'ultimo anno si sono distinti nella gestione dei loro rifiuti.

Se la situazione dei piccoli centri si presenta abbastanza positiva, lo stesso non si può dire per le grandi città italiane. Torino, l'unica classificata nel 2007, è stata esclusa perché non ha raggiunto la soglia minima percentuale di raccolta differenziata, fermandosi al 38,8% di RD. Per entrare nella annuale classifica, infatti, i centri più grossi hanno dovuto centrare l'obiettivo del 40% nell'anno 2007, mentre per i comuni al di sotto dei 10.000 abitanti è stato imposto il superamento della soglia del 55%.

I parametri stabiliti dalla giuria hanno consentito a ben 1081 comuni di entrare nella classifica. Tra questi 968 si trovano al Nord, 42 al centro e 71 al Sud, di cui 39 solo in Campania.

Dai dati sulle regioni emerge lo strapotere di quelle settentrionali. Nella graduatoria spopolano Veneto, Trentino e Lombardia. Il Veneto, in particolare, si riconferma la regione più virtuosa con il 56% dei comuni ricicloni e con quattro centri tra i primi dieci classificati. In valore assoluto, però, è ancora la Lombardia a farla da padrona, con 364 comuni attivi nel riciclo della spazzatura.


Al centro Lucca è l'unico capoluogo di provincia ad essere riciclone (43,43% di raccolta differenziata), mentre al Sud invece nessun capoluogo supera il 40% di raccolta differenziata.