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lunedì 4 maggio 2026

Social, è in arrivo la barriera per l'età

L’Unione Europea sta preparando una novità importante per rendere Internet più sicuro, soprattutto per i più giovani: un sistema per verificare l’età di chi accede ai social network. L’obiettivo è creare una sorta di “muro digitale” che impedisca ai minori di entrare su piattaforme non adatte alla loro età.

A parlarne è stata Ursula von der Leyen, che ha spiegato come l’Europa voglia far rispettare regole più rigide alle aziende tecnologiche. In poche parole, le piattaforme social dovranno assicurarsi che i ragazzi siano protetti, altrimenti saranno ritenute responsabili.

Il sistema non sarà una nuova app, ma un aggiornamento del portafoglio digitale europeo. In Italia, questo corrisponde all’app IO. Gli utenti dovranno caricare la carta d’identità per dimostrare la propria età. Quando una persona proverà ad accedere a un social, il telefono invierà solo una conferma (tramite un codice sicuro) che indica se ha più di 16 anni. I dati personali, come nome o foto, non verranno condivisi: questo serve a garantire la privacy.

Diversi Paesi europei stanno già introducendo leggi simili, con limiti di età tra i 13 e i 16 anni. In particolare, la Francia, guidata da Emmanuel Macron, sta spingendo per una regola unica europea: vietare l’accesso ai social ai minori di 16 anni.

Questo sistema è un primo tentativo dell’Europa per rendere Internet più sicuro e limitare il potere degli algoritmi. Non è detto che risolva tutti i problemi, ma rappresenta un passo importante nella giusta direzione. Cosa ne pensate?

lunedì 2 marzo 2026

Avere tanti follower sui social non significa più niente

Essere famosi sui social non è più “cool” come sembra. Fino a pochi anni fa sembrava una regola fissa: più follower hai, più conti. Avere migliaia o milioni di seguaci sui social era visto come un segno di successo, popolarità e importanza. Oggi, però, qualcosa sta cambiando. Anzi, per molti avere troppi follower non è più un vantaggio, ma quasi un difetto.

Chi usa spesso Instagram, TikTok o altri social lo ha notato: cresce il fastidio per profili tutti uguali, super curati, pieni di pubblicità e costruiti solo per piacere agli algoritmi. In mezzo a questo rumore, stanno diventando più interessanti gli account di nicchia: piccoli, imperfetti, non commerciali, a volte persino strani. Profili che sembrano più veri, più liberi, più umani.

Secondo l’esperto di cultura digitale Kyle Chayka, oggi i grandi numeri non dicono più molto. I social sono diventati maturi, pieni di automatismi e di intelligenza artificiale. Molti follower sono bot, account inattivi o comprati. Altri arrivano automaticamente perché una persona è già famosa fuori da Internet. In questi casi, il numero non misura davvero l’influenza o la qualità di ciò che viene pubblicato.

Esiste poi un fenomeno curioso: persone molto competenti nel mondo dei social, come i social media manager, che sul lavoro creano contenuti perfetti, ma sui loro profili personali pubblicano apposta foto storte, testi confusi e senza strategia.

La vera svolta è capire che sui social, se qualcosa è gratis, il prodotto sei tu. Chi vuole guadagnare online deve per forza coltivare un grande pubblico e adattarsi a ciò che funziona meglio per gli algoritmi. Per questo, oggi, avere pochi follower può essere visto come un segno di indipendenza: significa che non dipendi dai like.

Si sta ribaltando un altro mito: non è vero che seguire più persone di quante ti seguano sia imbarazzante. Anzi, potrebbe indicare che sei curioso, che osservi gli altri e che vivi di più fuori dai social, più autenticità nella vita reale.

lunedì 26 maggio 2025

Quanto tempo passiamo sui social?

Negli ultimi anni, il tempo che trascorriamo online è cambiato molto, influenzando le nostre abitudini quotidiane. Secondo un rapporto del 2024, oggi una persona passa in media 6 ore e 40 minuti al giorno su Internet, un dato in leggero aumento rispetto all'anno precedente. Gran parte di questo tempo è dedicata ai social media: Facebook, Instagram, TikTok e altre piattaforme occupano in media 2 ore e 23 minuti al giorno. Curiosamente, però, questa cifra è in calo rispetto all'anno scorso, il che potrebbe significare che le persone stanno cambiando il loro modo di usare i social. Il tempo trascorso sui social varia molto da Paese a Paese. In Nigeria, per esempio, si arriva a 4 ore e 7 minuti al giorno, mentre in Giappone si scende a soli 51 minuti. Questo dipende da diversi fattori, come l’accesso a Internet, le preferenze culturali e le infrastrutture tecnologiche disponibili.

Se guardiamo alle piattaforme più utilizzate, TikTok è in testa: gli utenti vi trascorrono oltre un’ora al giorno, pari a 34 ore al mese. YouTube segue con circa 28 ore mensili, mentre Instagram, WhatsApp e Facebook restano tra le app più popolari. Ognuno ha il suo motivo per passare del tempo sui social: quasi la metà degli utenti li usa per rimanere in contatto con amici e familiari, mentre un buon 38% li considera un modo per riempire il tempo libero. Inoltre, sempre più persone cercano contenuti divertenti e di intrattenimento, come dimostra il successo di TikTok.

E in Italia? Qui, l’88% della popolazione è connessa a Internet, e la media di tempo online è di circa 6 ore al giorno. I social media occupano circa 2 ore quotidiane, un dato in leggero aumento rispetto all'anno precedente. Questo ci fa capire quanto sia importante il mondo digitale nelle nostre vite. Anche se il tempo trascorso online continua a crescere, sta emergendo una maggiore consapevolezza su come lo usiamo. Sempre più persone cercano di dare più valore al tempo che passano in rete, magari dedicandosi ad attività più produttive o limitando il tempo sui social. Internet e i social media sono strumenti potenti e utili, ma sta a noi trovare un equilibrio per usarli in modo sano e consapevole.


martedì 26 dicembre 2023

La storia di Facebook

All’inizio si chiamava Facemash. In una notte di ottobre del 2003, uno studente di Harvard, un certo Mark Zuckerberg, si siede davanti al computer e guardando l'annuario universitario (elenco con foto degli studenti) ha un'idea: caricare tutti gli studenti online. Chi vi accede può votare la preferita tra due foto che il sistema seleziona casualmente. Nel giro di poche ore Mark riesce ad hackerare i database di Harvard e ad estrarre i nomi e le fotografie di tutti gli studenti.

Nelle prime 4 ore di attività Facemash attirò 450 visitatori e 22.000 click sulle foto. Il sovraccarico di dati mandò in crash i server dell'università e Facemash venne chiuso pochi giorni dopo: Zuckerberg fu accusato di infrazione della sicurezza e di violazione della privacy degli studenti e punito con sei mesi di sospensione. 

Da qui inizia la storia di Facebook. Il successo ottenuto da Facemash convinse il giovane Mark Zuckerberg a proseguire nell'idea di offrire uno strumento agli studenti di Harvard per socializzare. Nel gennaio del 2004, Zuckerberg registra il dominio thefacebook.com e ha inizio la storia del social network più visitato al mondo. Solitamente al nome Facebook viene associato sempre quello di Mark Zuckerberg,  non è l'unico fondatore del social network: fin dall'inizio è stato aiutato da diversi colleghi di Harvard.

Il giovane studente di psicologia con il pallino della programmazione non si dà per vinto. A gennaio del 2004 registra il dominio thefacebook.com e decide di lanciare una nuova rete sociale dedicata al mondo universitario statunitense. Il 4 febbraio 2004 The Facebook apre ufficialmente i battenti alla "popolazione universitaria" di Harvard. Il successo è praticamente immediato: a fine di febbraio più della metà degli studenti iscritti ad Harvard è registrata al servizio, mentre nel marzo 2004 Facebook apre anche agli studenti di Stanford, della Columbia University e edll'Università Yale. Ad aprile il servizio si allarga agli studenti di Boston. Nel giro di poche settimane Facebook apre a tutti gli studenti universitari di Stati Uniti e Canada.

A metà del 2004 Mark Zuckerberg e gli altri soci fondatori decidono di aprire una società, Facebook, Inc., che permettesse loro di gestire al meglio il grande successo che la loro idea sta riscuotendo in tutto il Nord America. Già nel 2005 i primi investitori fiutano l’affare e iniziano a bussare alla porta di Mark Zuckerberg. Facebook esce dal solo mondo universitario e inizia a espandersi anche nel resto del mondo . In Italia è boom di iscrizioni nel 2008: oltre 1 milione di accessi. A gennaio 2011(7 anni dopo l’inizio) la valutazione totale del social raggiunge i 50 miliardi di dollari.

A maggio del 2012 Facebook entra in borsa a Wall Street: nella prima giornata di contrattazioni sono vendute azioni per 16 miliardi di dollari. Mark Zuckerberg, allora poco più che 27enne, si ritrova improvvisamente miliardario.

Facebook inizia a guardarsi intono e a fare acquisti: il primo grande colpo di Zuckeberg e soci risale al 2012, quando acquisisce il social network fotografico per una spesa poco inferiore a 1 miliardo di dollari. Nel 2014 dal suo profilo Facebook, Mark Zuckerberg annuncia che anche WhatsApp, applicazione di messaggistica istantanea, è stata acquisita per 16 miliardi di dollari.


lunedì 2 ottobre 2023

Facebook è gratis? E lo sarà sempre?

Fin dalla sua nascita nel 2004 (in Italia dal 2008) sulla homepage di Facebook  c’era scritto: «E’ gratis e lo sarà sempre». Recentemente la frase sotto il marchio recita «È veloce e semplice». Di fatto gratis non lo è mai stato. Perché fare una modifica così rilevante dal punto di vista dell’immagine? Giusto chiederselo, visto che la frase stava li da sempre.

Negli ultimi  anni Facebook è stata oggetto di richieste di chiarimenti da parte delle autorità per la privacy di mezzo mondo. Ma se Facebook è  gratuito, come fa a incassare 55 miliardi di dollari all’anno? «Senatore, noi vendiamo pubblicità», aveva replicato a caldo Mark Zuckerberg quando fu ascoltato in Senato. Ormai è chiaro come il concetto di gratuità di questa e delle altre piattaforme social sia da intendersi : quando ci iscriviamo a Facebook (o apriamo una casella di posta Gmail o usiamo Google Maps) non dobbiamo mettere mano al portafoglio e non sono previsti pagamenti per sbloccare funzioni aggiuntive durante l’utilizzo, mai. Ma è anche vero che i nostri dati hanno un valore su cui si basa il business dei colossi digitali (vendono spazi e formati pubblicitari agli inserzionisti grazie alla loro capacità di indirizzare minuziosamente i messaggi verso utenti e gruppi di utenti di cui conoscono abitudini, scelte, preferenze, desideri, progetti, ecc. 

Nel 2019 la Commissione europea ha intimato al social di spiegare in modo chiaro sulle sue pagine perchéil servizio è gratis. Ora nelle “Condizioni d’uso” si legge che «anziché richiedere all’utente un pagamento per l’utilizzo del social, Facebook riceve una remunerazione da parte di aziende e organizzazioni per mostrare agli utenti inserzioni relative ai loro prodotti e servizi». Naturalmente è una pagina interna, difficile da trovare, cliccare e consultare, mentre la rimozione della dicitura è gratis e per sempre sta sulla home se si accede da pc, mentre sullo smartphone non compare.


lunedì 30 marzo 2020

Social e bambini

C'è un rapporto del Children Commissioner inglese che riguarda i bambini fino a 13
anni e l'uso di internet, che riporta un dato preoccupante: risulta infatti che sui social ogni bambino entro quell'età abbia già ben 1300 foto e video pubblicate. Il tutto, postato dai genitori.
Puoi immaginare cosa succede quando i bambini iniziano a usare loro stessi i social media: il dato esplode, toccando la cifra di 70.000 pubblicazioni entro i 18 anni.
Peccato che dietro a questo numero ci siano delle persone, che più o meno inconsapevolmente svelano dati sensibili, come l'indirizzo di casa e l'età, e anche una marea di altre informazioni su abitudini e comportamenti che sarebbe meglio tenere
per sé. Per privacy, certo, ma anche per sicurezza.