Oggi le racchette da tennis sono molto diverse da quelle di una volta. Fino agli anni ’80 erano fatte di legno, pesanti e con un piatto corde piccolo. Poi sono arrivati l’alluminio, la grafite e le fibre di carbonio. Questi materiali moderni rendono la racchetta leggera ma anche rigida, così può trasmettere più energia alla pallina senza perdere controllo. La racchetta di Sinner, per esempio, pesa poco più di 300 grammi ma è costruita con una combinazione di carbonio e grafene, che la rende stabile anche nei colpi più potenti.
Quando Sinner colpisce la palla, entrano in gioco diverse forze: la forza elastica delle corde, la resistenza dell’aria, l’attrito con il suolo e la forza di gravità. Le corde, spesso in materiale sintetico o ibrido (una parte in poliestere e una in budello naturale), si comportano come piccole molle. Quando la pallina le colpisce, si deformano e poi tornano alla posizione iniziale, restituendo energia alla palla: è il cosiddetto effetto trampolino. La tensione delle corde è fondamentale: se è alta, si guadagna precisione; se è più bassa, si ottiene più potenza.
Anche la pallina è un piccolo capolavoro. È fatta di gomma pressurizzata e rivestita di feltro, che serve a regolare la velocità e lo spin, cioè la rotazione che il giocatore imprime col colpo. Sinner, come molti tennisti moderni, usa colpi carichi di topspin, che fanno “scendere” la pallina più velocemente nel campo avversario grazie all’effetto Magnus, una legge fisica che spiega come l’aria reagisce intorno a un corpo in rotazione.
Un altro aspetto importante è l’impatto sul braccio. Le racchette moderne cercano di ridurre le vibrazioni dannose usando materiali “smorzanti” o piccoli inserti in gomma. Questo aiuta a prevenire problemi come l’epicondilite, il famoso “gomito del tennista”.

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