lunedì 19 ottobre 2026

Tragedie

Oggi non scrivo direttamente per voi ragazzi, perché non avete ancora la patente. Scrivo soprattutto per i vostri genitori, ma anche per tutti noi adulti. Per favore condividete con loro questo messaggio. 
Nei giorni scorsi un grave incidente stradale ha spezzato due vite e ne ha messe altre in pericolo. Dietro questa notizia ci sono persone, famiglie, affetti e un dolore che non possiamo nemmeno immaginare fino in fondo. Di fronte a tragedie come questa, viene spontaneo chiedersi: era davvero necessario andare così forte? Bastava rallentare? Una distrazione in meno avrebbe potuto cambiare qualcosa?
Non sempre possiamo conoscere tutte le risposte. Ma una cosa la sappiamo: quando siamo al volante, le nostre scelte non riguardano soltanto noi. Possono cambiare per sempre la vita di altre persone.
Guidare non è una gara. Non dobbiamo dimostrare niente a nessuno, non dobbiamo arrivare cinque minuti prima, non dobbiamo sentirci più bravi perché sappiamo spingere sull’acceleratore. La strada non è una pista e un’automobile non è un giocattolo. È un mezzo che, se usato senza responsabilità, può trasformarsi in un pericolo mortale.
E quando le cose vanno storto le conseguenze non sono solo per chi era al volante. Ci sono le famiglie distrutte dal dolore, i genitori che perdono un figlio, i figli che perdono un genitore, gli amici che non rivedranno più una persona cara. Ci sono vite che cambiano per sempre in pochi secondi. E spesso a pagare sono anche persone che non hanno fatto nulla di sbagliato.
I limiti di velocità non sono stati inventati per impedirci di essere liberi o per farci arrivare tardi. Esistono per tutelarci: più aumenta la velocità, più si allunga lo spazio necessario per fermarsi e più un impatto può diventare devastante. Anche un secondo di distrazione può fare la differenza.
La libertà non significa fare tutto quello che ci passa per la testa. Significa capire che le nostre scelte hanno conseguenze anche sugli altri. Il rispetto delle regole è prima di tutto rispetto per la vita.
E allora, cari genitori, cominciamo da noi. Rispettiamo i limiti, non usiamo il telefono alla guida, non mettiamoci al volante se non siamo in condizioni di farlo. Perché i nostri figli ci guardano, imparano da noi e, un domani, faranno quello che avranno visto fare.
Non aspettiamo un’altra tragedia per ricordarci quanto sia preziosa la vita. Non serve arrivare prima. Serve arrivare. E, soprattutto, permettere a tutti gli altri di arrivare a casa sani e salvi.

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