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lunedì 16 novembre 2020

Gli acchiappa-virus


I media sono pieni di notizie brutte. Ma a volte ci sono storie che danno speranza. Questa è una di quelle. Parlo della coppia, marito moglie, che hanno inventato il vaccino più promettente che sconfiggerà il Covid 19.

Si chiamano Ugur Sahin e Oezlem Tuereci, sono entrambi turchi, arrivati in Germania da bambini. Sono loro le due menti geniali a capo della BioNTech, la società farmaceutica tedesca che insieme all'americana Pfizer ha messo a punto il vaccino che pare abbia un'efficacia pari al 90%.

Una storia, la loro, di immigrazione di successo. Sahin, figlio di immigrati arrivato in Germania con la madre all'età di quattro anni, oggi è nella lista dei 100 tedeschi più ricchi del Paese. Sahin è anche professore di oncologia (la materia che studia i tumori). Veste preferibilmente in camicia e jeans e viaggia in bicicletta. la ricchezza non gli ha dato certamente alla testa.

Lui e sua madre arrivarono nel 1969 in Germania, dove il padre lavorava alla fabbrica della Ford di Colonia: il piccolo Ugur si convincerà presto che da grande la sua professione sarà la medicina. 

Si racconta che la passione per la medicina sia tale che anche la mattina del loro matrimonio i due fossero ancora al lavoro in laboratorio, e lì sono tornati dopo la cerimonia. Fondarono la loro prima azienda nel 2001, che 15 anni dopo venne acquisita da un colosso giapponese della farmaceutica. La BioNTech Sahin la fonda nel 2009, con la moglie.

A gennaio Sahin legge il primo rapporto scientifico sull'esplosione del virus a Wuhan e capisce che di lì a poco sarebbe scoppiata una pandemia. Decide così di affiancare alla ricerca sul cancro quella sul nuovo coronavirus.

venerdì 3 aprile 2020

La guerra al virus passa dal telefonino

Per combattere il coronavirus abbiamo tutti un’arma potente: lo smartphone. Molti Paesi hanno lo hanno usato per monitorare i movimenti delle persone e prevenire nuovi contagi, altri per informare la popolazione, altri ancora per controllare chi non rispetta l’obbligo di rimanere in casa. E non solo. Se qualcuno si ammala, si analizzano i suoi movimenti e si cerca di capire con chi è entrata in contatto, in modo da isolare queste persone e impedire che a loro volta diffondano il virus.
Il contact tracing è adoperato anche in Italia, ma a farlo sono medici e addetti degli ospedali: senza l’aiuto delle tecnologie è una procedura lunga e difficile. Forse il suo uso più aggressivo si è visto in Corea del Sud, dove il governo ha creato una mappa che ognuno può consultare per verificare se è venuto in contatto con persone infettate dal coronavirus. La Cina ha utilizzato anche il riconoscimento facciale e le telecamere a circuito chiuso, oltre ai dati provenienti da stazioni di treni e metropolitane, carte di credito e tutto quanto possibile tracciare. Lo scopo - raggiunto - era far rispettare le disposizioni che imponevano non uscire di casa. A Hong Kong, poi, le autorità hanno controllato alcuni cittadini in quarantena con braccialetti elettronici e un’app. Oggi nel primo focolaio della pandemia un’altra app serve da passaporto virtuale: mostra un codice QR che certifica lo stato di salute e consente di allontanarsi più o meno da Wuhan.
La principale novità viene dall’app creata dal Ministero della salute israeliano che chiede ai  cittadini l’accesso ai dati di geolocalizzazione, li incrocia con quelli dell’indagine epidemiologica e informa in tempo reale gli utenti che sono a rischio o che costituiscono un rischio per   gli altri. Il secondo pilastro del sistema israeliano è il controllo dei cellulari di tutti i cittadini per verificare che i cittadini rispettino la quarantena.
Fra qualche giorno il governo irlandese metterà a disposizione un’app per il tracciamento volontario: si aspetta che il picco dei contagi sarà fra due settimane, quindi è importante sfruttare questo margine di tempo. Anche l’app ufficiale dell’Organizzazione Mondiale per la Sanità oggi fornisce consigli, in futuro potrebbe essere usata per il contact tracking e aiutare gli studiosi di capire meglio come il virus si muove all’interno delle comunità. Utilizza i dati di Google Maps, un po’ come Waze per il traffico.
Negli Usa, Trump aveva annunciato una collaborazione con Google e con Facebook (smentita da Mark Zuckerberg). Secondo il Wall Street Journal, tuttavia, funzionari governativi stanno già utilizzando i dati di milioni di smartphone per monitorare fino a 500 città e pianificare una risposta alla pandemia.
In Italia A breve dovrebbe arrivare il via definitivo al progetto dell'app di tracciamento italiana. Non sarà facile scegliere tra le 319 proposte di monitoraggio arrivate al Ministero dell’Innovazione, ma il team di 60 esperti che dovrà valutarle c’è già. Il ministro Paola Pisano punta su una soluzione su base volontaria, da testare in un'area territoriale ristretta, magari la Lombardia.