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mercoledì 19 settembre 2018

Dallo sterco alla carta

Alcuni ricercatori  hanno ideato un metodo alternativo per produrre carta: sfruttare il letame di alcuni animali. L'idea è venuta ad un chimico mentre era in vacanza a Creta, quando ha visto alcune capre che stavano ruminando in un prato.
Lo sterco di animali erbivori come capre, mucche, cavalli ed elefanti è materia vegetale solo parzialmente digerita e contiene una quantità di cellulosa che può arrivare al 40%. Essa è facilmente recuperabile, con procedimenti che richiedono meno energia e meno trattamenti chimici per trasformarla in fibre pronte per fare la carta rispetto alla cellulosa ricavata dal legno grezzo. Inoltre, la materia prima non manca: pensiamo per esempio agli allevamenti di bovini. Ma, soprattutto, questo eviterebbe il taglio di milioni di alberi, dato che oltre il 40% del legname nel mondo viene usato per la produzione di carta.

mercoledì 1 aprile 2009

Il soffice rotolo che uccide le foreste

dire_15167241_40290.jpgAGLI americani la carta igienica piace soffice, setosa, ma che sia spessa e voluminosa. Il volume però ha un prezzo, che si misura nei milioni di alberi abbattuti nell'America del Nord e Sud, e talvolta nelle rare foreste primarie del Canada. Benché la carta igienica ricavata da materiali riciclati possa avere lo stesso costo, la morbidezza è dovuta in gran parte alla fibra che si ricava direttamente dagli alberi. I clienti "vogliono un prodotto morbido e pratico", dice James Malone, portavoce della Georgia Pacific, che produce Quilted Northern, uno dei marchi più diffusi. "E non è con la fibra riciclata che lo si ottiene".

Greenpeace ha diffuso un opuscolo destinato ai consumatori, in cui i marchi di carta igienica sono giudicati in base al rispetto ambientale. Con la recessione che spinge a riadattare ogni sorta di bene, gli ambientalisti sperano di convertire i consumatori alla carta igienica riciclata. "Nessun albero dovrebbe essere abbattuto per quell'uso", dice Allen Hershkowitz, ricercatore al Consiglio per la difesa delle risorse naturali. Negli Usa, cioè nel più grande mercato mondiale di carta igienica, meno del 2 per cento dei marchi di uso domestico è ricavato del tutto da fibre naturali.

Stando alla Risi, un'agenzia indipendente di indagini di mercato, dalla polpa di un solo eucalipto si possono ricavare sino a mille rotoli di carta igienica. E gli americani impiegano in media ogni anno 23,6 rotoli di carta a testa. Al contrario, in Europa e in America Latina circa il 20 per cento dei marchi contengono materiale riciclato. Perciò gli ambientalisti sperano di sensibilizzare gli americani sulle ripercussioni ambientali delle loro scelte. Per riuscirvi, ad esempio, il dottor Hershkowitz incoraggia le celebrità di cui è consulente, compresa la Major League di baseball, a fare uso di carta riciclata. E durante la cerimonia degli Oscar a Hollywwod, anche se gli abiti da sera erano modelli originali, la carta delle toilette era riciclata.

Gli ambientalisti hanno anche altre preoccupazioni: trasformare un albero in carta richiede più acqua di quanta serva per ottenere fibra dalla carta già prodotta; per garantirsi un bianco più bianco, molti ricorrono a prodotti candeggianti a base di cloro. Lo sfruttamento degli alberi, e la qualità degli alberi abbattuti, continuano a rinfocolare il dibattito. Negli Usa una quantità che oscilla tra il 25 e il 50 per cento della polpa impiegata per produrre carta igienica proviene da foreste coltivate dell'America meridionale e degli Stati Uniti. Il resto, secondo gli ambientalisti, deriva per lo più da antiche foreste di seconda crescita, essenziali nell'assorbire il diossido di carbonio, uno dei maggiori responsabili del riscaldamento globale.

Inoltre, parte della polpa impiegata negli Usa per la produzione di carta igienica proviene dalle ultime foreste vergini dell'America Settentrionale. Greenpeace afferma che la Kimberly Clark - produttrice di Cottonelle e Scott - ricavi sino al 22 per cento della polpa da fornitori che abbattono gli alberi delle foreste boreali del Canada, dove alcuni esemplari hanno duecento anni. Il portavoce della Kimberly Clark, ribatte che solo il 14 per cento della polpa impiegata proviene da foreste boreali, e che l'azienda ha stretto accordi con fornitori che ricorrono esclusivamente a "pratiche forestali certificate sostenibili".

Gli stessi produttori ammettono però che il motivo principale per cui non sono passati ai materiali riciclati è che da questi non si ottiene una carta soffice. E i consumatori - persino i più sensibili ai problemi ambientali - non vogliono carta riciclata. Con la recessione globale però, le cose potrebbero cambiare. Le vendite di carta da toilette "pregiata" sono scese del 7 per cento, e questo apre nuove opportunità ai produttori di carta riciclata.

venerdì 15 agosto 2008

L'invenzione della carta

1562742638.jpgSe avete vsto l'inaugurazione delle olimpiadi, vi sarete accorti che nel riporcorrere le grandi tappe della storia della cina, gli organizzatori si sono anche fermati sull'invenzione della carta, tradizionalmente attribuita ai cinesi. 

Alla civiltà egizia, ancora oggi considerata tanto grande quanto misteriosa, si deve la tecnica di ricavare fogli adatti alla scrittura dal midollo di una canna palustre: il papiro. La parola "charta" in latino indicava appunto i fogli di papiro, mentre ancora oggi in molte lingue la carta si indica con parole che ricordano il papiro stesso, ad esempio il francese "papier".

Per ottenere i fogli si "pelava" lo stelo della canna per ricavare il midollo che veniva tagliato in sottili striscioline che, accostate l'una all'altra o sovrapposte, venivano spalmate con colla di farina, il tutto veniva poi pressato ed esposto al sole ad asciugare. Il foglio poteva essere più o meno largo 30 cm e lungo 50. Da fogli accostati e incollati si ricavavano rotoli lunghi anche qualche decina di metri.

Successivamente si trovò il modo di lavorare delle pelli di animale in modo così particolare da ottenerne fogli sottilissimi molto più resistenti di quelli di papiro, quindi preferibili per documenti importanti come quelli legali o religiosi.
Questo nuovo materiale prese il nome della città di Pergamo, infatti stiamo parlando della "pergamena" che si otteneva dalla lavorazione della pelle di pecore, agnelli, cani, gatti.
Una delle doti più apprezzabili della pergamena era che, non lasciandosi attraversare dagli inchiostri, era possibile scrivere su entrambe le facce. Ancora nel XVI secolo in Europa si usava la pergamena per i documenti ufficiali.

L'invenzione della carta avvenne intorno al II secolo d.C., ad opera di  un cinese. In Cina si usava scrivere su strisce di seta con un pennellino, operazione per niente facile o riposante. Il ministro ebbe l'idea di raccogliere filamenti di seta schiacciarli e farli seccare per ottenere dei "foglietti" rigidi su cui era più facile scrivere. Successivamente ottenne fogli più grandi sfilacciando seta, stracci e fibre vegetali, riducendo tutto in una poltiglia che veniva stesa ad asciugare su pezze di seta dopo essere stata compressa al punto da ottenere uno spessore sottilissimo.

Dall'uso di seta e stoffa si passò all'uso di legno fatto macerare e lavorato con colle per trattenere l'inchiostro. Per secoli il commercio della carta fu esclusivamente nelle mani dei cinesi che detenevano il segreto della sua fabbricazione, ma nell' VIII secolo gli arabi scoprirono e diffusero il segreto in tutti i paesi da loro dominati.

Poco a poco l'utilizzo della carta si diffuse in tutto l'occidente e i cartai italiani si distinsero per la particolare tecnica di lavorazione che rese la rese ancora più leggera, compatta e lavorabile. Agli italiani si deve anche l'invenzione della filigrana.

 Verso la fine del 1600 gli olandesi inventarono una macchina sfibratrice che trasformò la produzione della carta facendone un prodotto industriale, poco costoso e facilmente lavorabile.