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martedì 7 aprile 2020

Consigli dallo Spazio

Paolo Nespoli è stato per lungo tempo un astronauta dell'ESA (l'Agenzia spaziale europea) e ha preso parte a tre  missioni spaziali restando a bordo della Iss, la stazione spaziale internazionale, per 313 giorni. Nespoli ora è a Houston, in quarantena volontaria: «Sono sempre in movimento - spiega e per precauzione mi sono confinato in una parte del mio appartamento, isolato, con il bagno a parte. Lontano, ma non troppo, da mia moglie e dai miei figli».
Quando eri in orbita come trascorrevi le giornate e i momenti di relax? I momenti di relax sono pochi nel corso della giornata, calcolata sulle 24 ore terrestri. In pratica, solo alla sera, dopo le 21 e la “pausa cena”. Non ci si annoia mai sulla stazione spaziale, ma la grande attrazione è lo spettacolo offerto dalla cupola a vetri, costruita in Italia, per godere il panorama della  Terra, straordinario, da lassù. Ma ci si può andare uno alla volta. In alternativa, si sta al computer per scambiare email con parenti e amici, oppure guardare film e leggere libri. La biblio-videoteca sulla Stazione è abbastanza fornita.
Cosa fai quando hai nostalgia di parenti e amici? Quella c'è, anche se il lavoro e la concentrazione non ti permettono di distrarti. Ma a fine giornata, quando si fa sentire, è alleggerita dalla possibilità di scambiare email, immagini e di fare video collegamenti. Un po' quello che la tecnologia ci offre oggi sulla Terra e ci fa sentire meno distanti da chi, come in questo periodo, non possiamo vedere.
Un consiglio per chi deve stare a casa tutto il giorno? Darsi un programma della giornata, proprio come sulla Stazione spaziale. Dove però noi eseguiamo compiti che arrivano dalla base. A casa invece dobbiamo pianificare noi. E ai ragazzi consiglio, data la situazione che non permette svaghi fuori casa, di approfittare di questo tempo per studiare quelle materie in cui si è in difficoltà. E poi leggere molti buoni libri, oltre che sfruttare sempre più queste nuove tecnologie della didattica a distanza che, anche quando l'emergenza sarà conclusa, torneranno sempre utili.  

giovedì 14 dicembre 2017

L'astronauta Paolo Nespoli torna dalla missione sulla sonda spaziale internazionale

Il ritorno dallo spazio dopo una lunga permanenza sulla stazione spaziale Iss rappresenta una sfida per l’organismo, una condizione di crisi fisica dalla quale devono riprendersi e che richiede alcuni mesi. Nel primo periodo viene ritirata anche la patente, non possono guidare l’automobile.
Stare nello spazio diversi mesi significa accelerare l’invecchiamento. I cambiamenti incominciano dalla perdita di calcio nelle ossa (osteoporosi) che diventano deboli e fragili. E’ per questo che quando escono dalla Soyuz gli assistenti adagiano con delicatezza gli astronauti sulle poltrone. La ripresa completa richiede alcuni mesi. Il sistema vestibolare, che ha sede nell’orecchio e si occupa dell’equilibrio, si era regolato senza la gravità provocando nei primi giorni in orbita pure qualche fastidio, ha bisogno di qualche settimana per garantire il perfetto funzionamento. Tra l’altro i recettori della pianta dei piedi inviano segnali errati al cervello che traggono in inganno nella deambulazione.

Altrettanto gli occhi devono riconquistare la normalità: il 60 per cento degli astronauti in orbita ha problemi alla vista. Il sistema cardiocircolatorio ha bisogno di riprendere le precedenti condizioni: in orbita il sangue fluisce facilmente alla testa a causa dell’assenza di gravità e per questo i volti degli astronauti appaiono gonfi e più rosei. Tornati a terra il cuore, che lassù faceva meno fatica a pompare, deve di nuovo forzare il flusso proprio per vincere la gravità e anche questo richiede un po’ di tempo. Tra l’altro il cuore proprio perché fa meno fatica riduce la sua massa in alcuni casi anche di un terzo ma poi deve riprendere le sue condizioni e dimensioni iniziali. Come il muscolo del cuore anche gli altri muscoli del corpo si indeboliscono ed è necessario per i primi mesi una intensa riabilitazione. Non basta che in orbita gli astronauti facciano circa due ore al giorno di ginnastica. Insomma tutto il corpo viene alterato nelle lunghe permanenze di 5-6 mesi che ora sono la norma, in maniera profonda. A cominciare dal sistema di difesa immunitario che si abbassa nelle sue capacità rendendo gli astronauti più vulnerabili alle malattie e anche questo aspetto fondamentale richiede un riassetto totale. Insomma in media sono necessari cinque-sei mesi a seconda del soggetto per stabilire il ritorno completo alla normalità.