lunedì 29 dicembre 2025

ChatGPT e i supercomputer

Dove vive fisicamente Chat GPT? Forse non te lo aspetteresti ma non vive in un unico computer. Vive in una squadra di computer, chiamata cluster. Ogni computer ha un compito preciso e lavora insieme agli altri per produrre la risposta giusta. È come se tu e i tuoi amici doveste spostare cento casse da una stanza all’altra: se lo fai da solo ci metteresti giorni, ma se ognuno prende qualche cassa, tutto diventa veloce e semplice. E se uno di voi inciampa, gli altri continuano a lavorare senza problemi. Questo è il motivo per cui ChatGPT riesce a rispondere a milioni di persone in tutto il mondo contemporaneamente, senza rallentare.

Un supercomputer come Leonardo o NeXXt AI Factory di fastweb  o LUMI in Finlandia è invece diverso: è veramente un grande unico computer di solito usato in ambito scientifico.  I supercomputer non parlano con le persone come fa ChatGPT, ma fanno calcoli incredibilmente complicati. Potresti pensare a LUMI come a quindicimila computer da gaming messi insieme a fare lo stesso lavoro nello stesso momento. Risolvono problemi enormi, come prevedere il clima, studiare il DNA o creare nuovi materiali. Sono potentissimi, ma servono a scopi scientifici, non a chiacchierare.

Quindi, mentre ChatGPT è una squadra di computer intelligenti (comunque molto grandi e potenti, niente di paragonabile ad un pc) che lavorano insieme per rispondere a te, i supercomputer sono mostri di potenza che risolvono enigmi impossibili per un singolo computer. Entrambi usano tecnologie simili, calcoli velocissimi e computer super potenti, ma ognuno ha il suo compito: uno per parlare, l’altro per capire l’universo.


lunedì 22 dicembre 2025

Energia, futuro e nuove competenze: servono tecnici preparati

Siamo nel bel mezzo di un cambiamento enorme: la transizione energetica. Significa usare sempre più energie pulite, ridurre l’inquinamento e trovare soluzioni sostenibili per case, fabbriche, città e trasporti. Ma c’è un problema: le aziende cercano tanti giovani preparati in questi settori… e non li trovano.

Durante l’evento Job&Orienta di Verona è emerso un dato impressionante: nel 2025 servono 120mila tecnici specializzati, contro gli 80mila dell’anno precedente. Eppure oltre la metà di queste figure non esiste sul mercato. Perché? Perché i percorsi di studio non sono sempre aggiornati, poco collegati tra loro e non preparano adeguatamente per il lavoro. Ma diciamolo pure non sempre chi frequenta la scuola si impegna al massimo.

Le difficoltà riguardano sia diplomati sia laureati, soprattutto negli indirizzi tecnici: costruzioni, ambiente, meccanica, energia. Anche settori più “pratici”, come termoidraulica o riparazione dei veicoli, faticano a trovare personale formato. Questa situazione si chiama mismatch: cioè domanda e offerta non coincidono. Le aziende avrebbero lavoro da dare, ma mancano le competenze giuste.

Per chi deve scegliere un nuovo percorso di scuola superiore o post-diploma, questo può diventare un’opportunità: ci sono settori pieni di posti e con stipendi in crescita. Però serve formazione seria, moderna e collegata alla realtà. La transizione energetica non è più un tema “astratto”: riguarda quello che mangiamo, come ci spostiamo, come riscaldiamo la casa, cosa compriamo.

Che competenze serviranno domani? Le aziende cercano due tipi di preparazione.

  • Orizzontale: sapere come funzionano le rinnovabili, il mercato dell’energia, l'efficienza, strategie contro il cambiamento climatico;
  • Verticale: specializzazioni molto specifiche, come la gestione dei data center o dei sistemi di accumulo dell’energia.

C'è un mondo là fuori che sta aspettando giovani in gamba. Siete pronti?

lunedì 15 dicembre 2025

La piramide del Louvre

Nel cuore di Parigi, davanti al celebre Museo del Louvre, si alza una costruzione che oggi tutti riconoscono: la Piramide del Louvre. Oggi è uno dei simboli della città, ma quando fu costruita, negli anni Ottanta, divise l’opinione pubblica. Molti la giudicarono troppo moderna per stare accanto a un palazzo rinascimentale, ma come era accaduto un secolo prima con la Torre Eiffel, anche questa volta i francesi dimostrarono coraggio e apertura verso l’innovazione.

La piramide fu inaugurata nel 1989 e progettata dall’architetto Ieoh Ming Pei, nato in Cina e cresciuto negli Stati Uniti. Il presidente François Mitterrand la volle come parte di un grande piano di rinnovamento del museo, che aveva bisogno di un ingresso più funzionale e accogliente. Il Louvre, infatti, era un labirinto di sale e corridoi, e la nuova struttura doveva servire da porta principale, visibile e luminosa, capace di guidare milioni di visitatori ogni anno.

Proprio come la Torre Eiffel 100 anni prima , anche la Piramide del Louvre rappresentò un atto di fiducia nel futuro. Realizzata in vetro e metallo, la piramide raggiunge 21,6 metri di altezza e ha una base di oltre 35 metri per lato. È formata da 673 pannelli di vetro, ognuno tagliato e montato con estrema precisione. Il vetro è un tipo speciale, detto “a basso contenuto di ferro”, molto trasparente, che lascia passare la luce naturale senza distorsioni di colore.

Dal punto di vista tecnico, la costruzione fu un capolavoro di ingegneria: la struttura di sostegno in acciaio e alluminio fu progettata per essere quasi invisibile, così da far sembrare la piramide leggera, come sospesa nell’aria.

Oggi la Piramide del Louvre è uno dei luoghi più visitati e fotografati del mondo. È diventata un simbolo del coraggio architettonico francese, capace di unire armoniosamente tradizione e modernità.

E c’è anche una curiosità: sotto la grande piramide si trova una piramide rovesciata, visibile dal centro commerciale sotterraneo. Insieme formano un equilibrio perfetto tra luce e ombra, passato e futuro.


lunedì 8 dicembre 2025

Family Influencer

Negli ultimi anni sono cresciuti i cosiddetti “family influencer”, cioè genitori che condividono sui social la loro vita insieme ai figli. Molti lo fanno per guadagnare soldi mostrando prodotti o servizi. Uno studio di Terre des Hommes ha analizzato 20 profili e più di 1.300 post: la maggior parte è su Instagram, mentre una piccola parte su TikTok. I bambini compaiono in metà dei post “normali” e in un quarto di quelli sponsorizzati, cioè in cui si pubblicizzano prodotti come cibo, vestiti, giochi o persino insetticidi.

Essere un “family influencer” può sembrare divertente, ma può essere anche pericoloso. Quando un genitore usa il figlio come parte del lavoro, ricopre due ruoli insieme: quello di genitore e quello di datore di lavoro. Questo può rovinare il rapporto di fiducia con il bambino e farlo sentire insicuro. I più piccoli, fino a 5 anni, sono i più a rischio: l’80% dei post li mostra in momenti intimi come il bagnetto, il cambio del pannolino o mentre piangono o si arrabbiano. In quei casi, i bambini non possono dire se vogliono comparire online, e il loro viso è spesso mostrato senza protezione.

Stare troppo online può confondere i bambini e farli perdere il senso di ciò che è reale e ciò che è finzione. Esporsi sui social può anche renderli vulnerabili ad abusi o perlomeno all’uso improprio delle loro immagini. La privacy è spesso trascurata: solo pochi post cercano di proteggere i bambini coprendo i loro volti.

Per questo ci sono regole che cercano di proteggerli. Il Codice di autodisciplina della pubblicità dice che i messaggi rivolti ai minori non devono danneggiarli fisicamente o psicologicamente. L’Agcom ha creato un codice per gli influencer e un elenco dei più seguiti, per controllare meglio chi pubblica contenuti con bambini. Ma queste misure da sole non bastano: servono genitori consapevoli e attenti.

Gli esperti dicono che i bambini devono crescere in un ambiente sicuro e autentico, senza pressioni per apparire online. I social possono dare visibilità e lavoro ai genitori, ma non devono trasformare i figli in strumenti per guadagnare. La cosa più importante è che i bambini possano vivere la loro infanzia, giocare e crescere sereni, senza diventare protagonisti di contenuti commerciali.




lunedì 1 dicembre 2025

Talenti e passioni, come scoprire la tua strada


Ognuno di noi nasce con un cervello unico, diverso da quello di chiunque altro. Questo significa che abbiamo modi di essere, abilità e interessi differenti che, combinati insieme, danno forma a chi siamo. Alcuni sono ordinati e tranquilli, altri allegri e ingegnosi; c’è chi è bravo in matematica, chi nel disegno, chi nello sport o ad ascoltare gli amici. Proprio questa varietà ci rende speciali e ci rende più adatti ad alcuni lavori piuttosto che ad altri. Non tutti i lavori vanno bene per tutti, e la cosa più importante è scegliere un percorso che si adatti al proprio modo di essere e alle proprie capacità.

Ma i talenti da soli non bastano. Vanno allenati e sviluppati. Dietro ogni sportivo o artista di successo ci sono centinaia di ore di allenamento e sacrifici. Ciò che vediamo “a prima vista” è solo il risultato di anni di lavoro. Accanto ai talenti, è fondamentale scoprire le proprie passioni, cioè ciò che ci entusiasma e ci fa stare bene: le lingue, i bambini, lo sport, la musica, la cucina, i videogiochi, l’arte. Anche chi pensa di non avere passioni può capirle osservando ciò che non riesce a smettere di fare: leggere, cucinare, creare, parlare con gli amici.

Eppure c’è una terza domanda decisiva: cosa puoi apportare al mondo? Non basta essere bravi e appassionati se nessuno ha bisogno di ciò che facciamo. È utile guardare a ciò che gli altri ci chiedono: spiegare matematica, aggiustare un telefono, ascoltare problemi, organizzare feste. Spesso lì si nasconde qualcosa che il mondo apprezza e di cui ha bisogno.

In Giappone questa ricerca si chiama ikigai: il punto in cui si incontrano i talenti, le passioni e ciò di cui il mondo ha bisogno. È una bussola che aiuta a trovare il lavoro e la vita più soddisfacenti. Non significa che senza ikigai non si possa essere felici: si può lavorare in un campo adatto a noi e coltivare le passioni nel tempo libero, oppure impegnarsi nel volontariato.

Le persone più felici sono quelle che scelgono ascoltando le proprie emozioni, senza farsi guidare solo dagli sbocchi professionali o dalle pressioni esterne. Le sensazioni sono i migliori consiglieri per costruire il nostro futuro.