lunedì 26 gennaio 2026

RAEE, cosa sono e perché sono importanti

I RAEE sono i Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche. In pratica, sono tutti quegli oggetti che funzionano con la corrente o con le batterie e che non usiamo più: smartphone, computer, televisori, frigoriferi, lavatrici, lampadine, caricabatterie. Anche se sembrano solo “spazzatura”, i RAEE sono rifiuti molto speciali.

Da un lato possono essere pericolosi per l’ambiente, perché contengono sostanze tossiche come piombo, mercurio o gas refrigeranti. Dall’altro lato sono una miniera urbana, perché al loro interno ci sono materiali preziosi: rame, alluminio, ferro, plastica e perfino piccole quantità di oro e argento.

Come sta andando la raccolta

In Italia la raccolta dei RAEE è in crescita, ma non abbastanza. Ogni anno se ne producono molti più di quelli che vengono raccolti correttamente. In media ogni cittadino consegna circa 6 kg di RAEE all’anno, mentre l’obiettivo europeo è quasi il doppio. Questo significa che molti dispositivi finiscono ancora nei rifiuti sbagliati o restano dimenticati nei cassetti.

In Europa la situazione è migliore rispetto ad altre parti del mondo, ma anche qui non si raggiungono sempre gli obiettivi fissati dall’Unione Europea. Nel mondo, il problema è ancora più grande: i rifiuti elettronici aumentano velocemente, ma solo circa un quarto viene riciclato in modo corretto. Il resto finisce in discariche illegali o viene trattato in modo pericoloso per le persone e l’ambiente.

Dove si portano i RAEE

I RAEE vanno portati negli ecocentri comunali oppure nei negozi di elettronica. Se compri un nuovo elettrodomestico, il negozio deve ritirare gratuitamente quello vecchio. Nei prossimi mesi nella nostra scuola verrà posizionata una colonnina di raccolta in cui potremo depositare i nostri piccoli Raee da smaltire.

Come si riciclano e cosa se ne ricava

Una volta raccolti, i RAEE vengono portati in impianti specializzati. Qui vengono smontati e divisi per materiali. I metalli vengono fusi e riutilizzati, le plastiche riciclate, il vetro recuperato. In questo modo si ottengono nuove materie prime, riducendo l’inquinamento e il bisogno di estrarre nuove risorse dalla Terra.

Riciclare correttamente i RAEE significa proteggere l’ambiente, risparmiare energia e costruire un futuro più sostenibile. Anche piccoli gesti, come buttare un vecchio telefono nel posto giusto, possono fare una grande differenza.

lunedì 19 gennaio 2026

Ecoansia

L’ecoansia è quella sensazione di preoccupazione, paura o tristezza legata al futuro del nostro pianeta. Può nascere quando leggiamo notizie sul riscaldamento globale, vediamo incendi, alluvioni o siccità in televisione, o semplicemente ci accorgiamo che la natura intorno a noi sta cambiando. È come se il peso dei problemi ambientali ci cadesse addosso tutto insieme, facendoci sentire impotenti. Da una parte c’è il desiderio di proteggere la Terra, dall’altra la sensazione che le decisioni importanti siano sempre nelle mani degli adulti. Ed è qui che nasce l’ansia: “Riusciremo a fermare i cambiamenti climatici? Ci sarà ancora un futuro sicuro per noi?”.

Tuttavia se proviamo queste sensazioni significa che siamo sensibili, che ci importa davvero del mondo in cui viviamo. Il problema è quando questa preoccupazione diventa così grande da bloccarci, togliendoci energia e speranza. Come tenerla a bada?

Un buon punto di partenza è informarsi in modo equilibrato. Leggere continuamente notizie catastrofiche può alimentare la paura. Meglio cercare anche storie positive: ci sono tanti scienziati, comunità e giovani che ogni giorno lavorano per trovare soluzioni e ridurre i danni ambientali. Un altro passo è trasformare l’ansia in azione. Fare piccole scelte quotidiane — come ridurre la plastica, usare la bici o partecipare a iniziative ecologiche — ci dà la sensazione di avere un ruolo attivo. Anche se da soli non possiamo salvare il mondo, ogni gesto diventa parte di un movimento più grande.

È utile poi condividere i propri pensieri. Parlare con amici, insegnanti o familiari aiuta a sentirsi meno soli. A volte basta scoprire che altri provano le stesse emozioni per ridurre l’ansia. Infine, ricordiamoci di prenderci cura di noi stessi. Passare del tempo nella natura, fare sport, disegnare, ascoltare musica: tutto questo non “risolve” il cambiamento climatico, ma ci dà la forza per affrontarlo senza sentirci sopraffatti.

L’ecoansia ci ricorda che amiamo il nostro pianeta ed è una spinta a costruire un futuro migliore.

lunedì 12 gennaio 2026

Dalle cassette a Spotify: la musica che cambia forma

La musica è sempre stata una compagna fedele nelle nostre vite, ma il modo in cui l'ascoltiamo è cambiato radicalmente nel tempo. Se oggi possiamo scegliere tra milioni di brani con un click, non è sempre stato così. Ripercorriamo insieme l'evoluzione dei supporti musicali, dai formati analogici alle piattaforme digitali.

Gli inizi: il vinile e la musica domestica

Nel XX secolo, il vinile dominava le case degli appassionati di musica. Con i suoi 33 giri, permetteva di ascoltare interi album senza interruzioni. Le copertine degli LP erano vere e proprie opere d'arte, e la qualità del suono analogico aveva un fascino tutto suo. 

La rivoluzione portatile: le cassette

Negli anni '60, Philips introdusse la musicassetta, un formato che cambiò il modo di ascoltare musica. Compatte e facili da usare, le cassette permisero alle persone di registrare e condividere la loro musica preferita. Nel 1979, Sony lanciò il Walkman, il primo lettore portatile di cassette, rendendo possibile ascoltare musica ovunque. 

L'era del digitale: CD e MP3

Negli anni '80, il Compact Disc (CD) sostituì progressivamente il vinile grazie alla sua maggiore durata e qualità del suono. Con l'arrivo degli MP3 negli anni '90, la musica divenne digitale e facilmente condivisibile. Dispositivi come l'iPod permisero di portare migliaia di brani in tasca, cambiando per sempre le abitudini di ascolto. 

La musica liquida: lo streaming

Oggi, piattaforme come Spotify, lanciata nel 2008, offrono accesso istantaneo a milioni di brani in streaming. Non è più necessario possedere fisicamente la musica: basta una connessione internet per ascoltare ciò che si desidera, quando si vuole. 

lunedì 5 gennaio 2026

Tutto quello che leggo è vero?

Viviamo in un mondo in cui l’informazione è ovunque: social network, messaggi, video, articoli online. Basta un click per avere accesso a notizie su qualsiasi argomento, dall’ultima scoperta scientifica ai consigli su come vivere meglio. Ma questo enorme flusso di informazioni porta con sé un problema: non tutto ciò che leggiamo è vero. Anzi, spesso non lo è affatto. Le cosiddette “fake news”, le notizie false create per ingannare o manipolare, sono diventate un fenomeno molto diffuso e, soprattutto, difficile da riconoscere.

Una fake news può sembrare una notizia normale, scritta con toni convincenti e accompagnata da immagini o video che danno l’impressione di autenticità. Spesso vengono condivise sui social perché fanno leva sulle emozioni: indignazione, paura, sorpresa o rabbia. È più facile che una notizia che suscita forti emozioni venga condivisa senza pensarci, e così il falso si diffonde più rapidamente del vero. Il problema è che, anche se possiamo credere di essere attenti, tutti possiamo cadere in questo tranello: anche un fatto inventato può sembrare reale se viene presentato nel modo giusto.

Per questo è importante imparare a non fidarsi ciecamente di tutto quello che leggiamo. Un buon punto di partenza è chiedersi: chi ha scritto questa notizia? Mi posso fidare? Scrive per proteggere dei suoi interessi o le sue argometazioni sono obiettive? Esistono altre fonti affidabili che la confermano? È recente o potrebbe essere vecchia ma riproposta come se fosse nuova? Controllare più fonti, leggere con attenzione e non limitarsi ai titoli sensazionali aiuta a distinguere ciò che è vero da ciò che è ingannevole.

Inoltre, bisogna fare attenzione anche ai nostri stessi comportamenti online. Condividere una notizia senza verificarla può diffondere falsità, contribuendo involontariamente a creare confusione. Essere critici non significa diventare scettici su tutto, ma imparare a riconoscere la differenza tra informazioni affidabili e bufale.

In un mondo in cui la quantità di informazioni cresce ogni giorno, la capacità di distinguere il vero dal falso diventa una competenza fondamentale. Non si tratta solo di proteggere se stessi dall’inganno, ma anche di aiutare gli altri a navigare in modo consapevole nel mare di notizie che ci circonda. La prossima volta che leggiamo qualcosa che sembra incredibile, invece di condividerla subito, fermiamoci un attimo: chiediamoci se è davvero vera. Questa piccola pausa può fare una grande differenza.

lunedì 29 dicembre 2025

ChatGPT e i supercomputer

Dove vive fisicamente Chat GPT? Forse non te lo aspetteresti ma non vive in un unico computer. Vive in una squadra di computer, chiamata cluster. Ogni computer ha un compito preciso e lavora insieme agli altri per produrre la risposta giusta. È come se tu e i tuoi amici doveste spostare cento casse da una stanza all’altra: se lo fai da solo ci metteresti giorni, ma se ognuno prende qualche cassa, tutto diventa veloce e semplice. E se uno di voi inciampa, gli altri continuano a lavorare senza problemi. Questo è il motivo per cui ChatGPT riesce a rispondere a milioni di persone in tutto il mondo contemporaneamente, senza rallentare.

Un supercomputer come Leonardo o NeXXt AI Factory di fastweb  o LUMI in Finlandia è invece diverso: è veramente un grande unico computer di solito usato in ambito scientifico.  I supercomputer non parlano con le persone come fa ChatGPT, ma fanno calcoli incredibilmente complicati. Potresti pensare a LUMI come a quindicimila computer da gaming messi insieme a fare lo stesso lavoro nello stesso momento. Risolvono problemi enormi, come prevedere il clima, studiare il DNA o creare nuovi materiali. Sono potentissimi, ma servono a scopi scientifici, non a chiacchierare.

Quindi, mentre ChatGPT è una squadra di computer intelligenti (comunque molto grandi e potenti, niente di paragonabile ad un pc) che lavorano insieme per rispondere a te, i supercomputer sono mostri di potenza che risolvono enigmi impossibili per un singolo computer. Entrambi usano tecnologie simili, calcoli velocissimi e computer super potenti, ma ognuno ha il suo compito: uno per parlare, l’altro per capire l’universo.


lunedì 22 dicembre 2025

Energia, futuro e nuove competenze: servono tecnici preparati

Siamo nel bel mezzo di un cambiamento enorme: la transizione energetica. Significa usare sempre più energie pulite, ridurre l’inquinamento e trovare soluzioni sostenibili per case, fabbriche, città e trasporti. Ma c’è un problema: le aziende cercano tanti giovani preparati in questi settori… e non li trovano.

Durante l’evento Job&Orienta di Verona è emerso un dato impressionante: nel 2025 servono 120mila tecnici specializzati, contro gli 80mila dell’anno precedente. Eppure oltre la metà di queste figure non esiste sul mercato. Perché? Perché i percorsi di studio non sono sempre aggiornati, poco collegati tra loro e non preparano adeguatamente per il lavoro. Ma diciamolo pure non sempre chi frequenta la scuola si impegna al massimo.

Le difficoltà riguardano sia diplomati sia laureati, soprattutto negli indirizzi tecnici: costruzioni, ambiente, meccanica, energia. Anche settori più “pratici”, come termoidraulica o riparazione dei veicoli, faticano a trovare personale formato. Questa situazione si chiama mismatch: cioè domanda e offerta non coincidono. Le aziende avrebbero lavoro da dare, ma mancano le competenze giuste.

Per chi deve scegliere un nuovo percorso di scuola superiore o post-diploma, questo può diventare un’opportunità: ci sono settori pieni di posti e con stipendi in crescita. Però serve formazione seria, moderna e collegata alla realtà. La transizione energetica non è più un tema “astratto”: riguarda quello che mangiamo, come ci spostiamo, come riscaldiamo la casa, cosa compriamo.

Che competenze serviranno domani? Le aziende cercano due tipi di preparazione.

  • Orizzontale: sapere come funzionano le rinnovabili, il mercato dell’energia, l'efficienza, strategie contro il cambiamento climatico;
  • Verticale: specializzazioni molto specifiche, come la gestione dei data center o dei sistemi di accumulo dell’energia.

C'è un mondo là fuori che sta aspettando giovani in gamba. Siete pronti?

lunedì 15 dicembre 2025

La piramide del Louvre

Nel cuore di Parigi, davanti al celebre Museo del Louvre, si alza una costruzione che oggi tutti riconoscono: la Piramide del Louvre. Oggi è uno dei simboli della città, ma quando fu costruita, negli anni Ottanta, divise l’opinione pubblica. Molti la giudicarono troppo moderna per stare accanto a un palazzo rinascimentale, ma come era accaduto un secolo prima con la Torre Eiffel, anche questa volta i francesi dimostrarono coraggio e apertura verso l’innovazione.

La piramide fu inaugurata nel 1989 e progettata dall’architetto Ieoh Ming Pei, nato in Cina e cresciuto negli Stati Uniti. Il presidente François Mitterrand la volle come parte di un grande piano di rinnovamento del museo, che aveva bisogno di un ingresso più funzionale e accogliente. Il Louvre, infatti, era un labirinto di sale e corridoi, e la nuova struttura doveva servire da porta principale, visibile e luminosa, capace di guidare milioni di visitatori ogni anno.

Proprio come la Torre Eiffel 100 anni prima , anche la Piramide del Louvre rappresentò un atto di fiducia nel futuro. Realizzata in vetro e metallo, la piramide raggiunge 21,6 metri di altezza e ha una base di oltre 35 metri per lato. È formata da 673 pannelli di vetro, ognuno tagliato e montato con estrema precisione. Il vetro è un tipo speciale, detto “a basso contenuto di ferro”, molto trasparente, che lascia passare la luce naturale senza distorsioni di colore.

Dal punto di vista tecnico, la costruzione fu un capolavoro di ingegneria: la struttura di sostegno in acciaio e alluminio fu progettata per essere quasi invisibile, così da far sembrare la piramide leggera, come sospesa nell’aria.

Oggi la Piramide del Louvre è uno dei luoghi più visitati e fotografati del mondo. È diventata un simbolo del coraggio architettonico francese, capace di unire armoniosamente tradizione e modernità.

E c’è anche una curiosità: sotto la grande piramide si trova una piramide rovesciata, visibile dal centro commerciale sotterraneo. Insieme formano un equilibrio perfetto tra luce e ombra, passato e futuro.