Chi usa spesso Instagram, TikTok o altri social lo ha notato: cresce il fastidio per profili tutti uguali, super curati, pieni di pubblicità e costruiti solo per piacere agli algoritmi. In mezzo a questo rumore, stanno diventando più interessanti gli account di nicchia: piccoli, imperfetti, non commerciali, a volte persino strani. Profili che sembrano più veri, più liberi, più umani.
Secondo l’esperto di cultura digitale Kyle Chayka, oggi i grandi numeri non dicono più molto. I social sono diventati maturi, pieni di automatismi e di intelligenza artificiale. Molti follower sono bot, account inattivi o comprati. Altri arrivano automaticamente perché una persona è già famosa fuori da Internet. In questi casi, il numero non misura davvero l’influenza o la qualità di ciò che viene pubblicato.
Esiste poi un fenomeno curioso: persone molto competenti nel mondo dei social, come i social media manager, che sul lavoro creano contenuti perfetti, ma sui loro profili personali pubblicano apposta foto storte, testi confusi e senza strategia.
La vera svolta è capire che sui social, se qualcosa è gratis, il prodotto sei tu. Chi vuole guadagnare online deve per forza coltivare un grande pubblico e adattarsi a ciò che funziona meglio per gli algoritmi. Per questo, oggi, avere pochi follower può essere visto come un segno di indipendenza: significa che non dipendi dai like.
Si sta ribaltando un altro mito: non è vero che seguire più persone di quante ti seguano sia imbarazzante. Anzi, potrebbe indicare che sei curioso, che osservi gli altri e che vivi di più fuori dai social, più autenticità nella vita reale.