Ma questa non è la prima volta che una crisi internazionale provoca un forte aumento del prezzo del petrolio. Un esempio famoso è la prima crisi petrolifera del 1973. In quell’anno alcuni paesi arabi decisero di ridurre o bloccare la vendita di petrolio ai paesi occidentali dopo la guerra del Kippur tra Israele e alcuni stati arabi. Il prezzo del petrolio passò in pochi mesi da circa 3 dollari a quasi 12 dollari al barile, cioè quadruplicò. Se traduciamo quei prezzi nei valori di oggi, significa che il petrolio passò da circa 40 dollari a 160 in pochi mesi.
La crisi del 1973 ebbe effetti molto visibili: benzina più cara, inflazione, e persino limitazioni all’uso dell’auto in alcuni paesi. In Italia, per esempio, furono introdotte le “domeniche a piedi”, quando le auto non potevano circolare per risparmiare carburante. Allora venne usato il termine Austerity. Se consideriamo che allora gli edifici erano riscaldati prevalentemente con il gasolio la situazione fu più grave.
Oggi è leggermente diverso: la popolazione fa ricorso al petrolio soprattutto per l'acquisto di benzina e gasolio per i mezzi di trasporto, che tra l'altro oggi consumano molto meno di allora, mentre gli edifici funzionano a gas (anche se il prezzo del gas è ancorato al prezzo del petrolio e quindi aumenta uno, prima o poi aumenta anche l'altro). Nella produzione di energia elettrica oggi siamo un po' più sganciati dai combustibili fossili: le rinnovabili ormai contribuiscono quasi per il 50%. Inoltre il benessere oggi è più generalizzato e quindi l'aumento viene assorbito con meno paura.
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