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lunedì 13 aprile 2026

Quando l’energia diventa un’arma

Ogni giorno usiamo energia: accendiamo la luce, carichiamo il telefono, prendiamo l’autobus o l’auto. Ma dietro l’energia c’è qualcosa di molto più grande: la geopolitica. Petrolio e gas non sono solo risorse naturali, ma anche strumenti di potere tra gli Stati.

Molti dei luoghi dove si trovano grandi quantità di petrolio e gas sono anche regioni instabili o coinvolte in conflitti. Paesi come Iran, Russia e Venezuela possiedono enormi riserve di idrocarburi e per questo hanno un ruolo importante nella politica mondiale.

Un paese che controlla molto petrolio o gas può influenzare altri paesi. Se uno Stato dipende dall’energia importata, chi la vende può esercitare pressione: aumentando i prezzi, riducendo le forniture o scegliendo a chi vendere: in questo senso l’energia può diventare un’“arma”

Per esempio, per molti anni l’Europa ha importato grandi quantità di gas dalla Russia. Questa dipendenza ha dato a Mosca un forte potere nelle relazioni politiche ed economiche con i paesi europei. In effetti, il controllo delle risorse energetiche può diventare uno strumento di influenza quasi quanto le armi militari. 

L’Iran è uno dei paesi con le maggiori riserve di petrolio e gas al mondo. Questa ricchezza energetica gli permette di avere un peso importante nei mercati internazionali e nelle relazioni diplomatiche. 

Anche il Venezuela possiede enormi giacimenti di petrolio. Nel corso degli anni il governo ha spesso usato il petrolio non solo come risorsa economica, ma anche come strumento politico per creare alleanze con altri paesi. 

Quando questi paesi subiscono sanzioni o tensioni politiche, il commercio dell’energia cambia: nascono nuove rotte, accordi alternativi e perfino flotte di petroliere “ombra” per continuare a vendere petrolio.

Potrebbe sembrare una questione lontana, ma non lo è. Se una guerra o una crisi blocca il petrolio o il gas, i prezzi dell’energia aumentano. Questo significa benzina più cara, bollette più alte e costi maggiori per molti prodotti.

Per questo oggi è sempre più importante ridurre la dipendenza dal petrolio e dal gas importati, investendo nelle energie rinnovabili come il sole e il vento.

In futuro, l’energia continuerà a essere una delle chiavi della politica mondiale. Capire da dove viene e chi la controlla aiuta anche a capire perché nascono alcune tensioni tra gli Stati.



lunedì 16 marzo 2026

Guerre e petrolio, ieri e oggi

Negli ultimi giorni il prezzo del petrolio è aumentato molto a causa della guerra tra Stati Uniti e Iran. Quando scoppiano conflitti in Medio Oriente, i mercati dell’energia reagiscono subito, perché quella regione produce una grande parte del petrolio mondiale. In particolare, il conflitto ha reso difficile il passaggio delle petroliere nello Stretto di Hormuz, un passaggio marittimo da cui transita circa il 20% del petrolio del pianeta. Se le navi non riescono a passare, il petrolio arriva meno facilmente nei paesi che ne hanno bisogno e il prezzo sale. Per questo il prezzo del petrolio è salito rapidamente dai 70 dollari al barile fino a oltre 100 , con picchi fino a 120.

Ma questa non è la prima volta che una crisi internazionale provoca un forte aumento del prezzo del petrolio. Un esempio famoso è la prima crisi petrolifera del 1973. In quell’anno alcuni paesi arabi decisero di ridurre o bloccare la vendita di petrolio ai paesi occidentali dopo la guerra del Kippur tra Israele e alcuni stati arabi. Il prezzo del petrolio passò in pochi mesi da circa 3 dollari a quasi 12 dollari al barile, cioè quadruplicò. Se traduciamo quei prezzi nei valori di oggi, significa che il petrolio passò da circa 40 dollari a 160 in pochi mesi.

La crisi del 1973 ebbe effetti molto visibili: benzina più cara, inflazione, e persino limitazioni all’uso dell’auto in alcuni paesi. In Italia, per esempio, furono introdotte le “domeniche a piedi”, quando le auto non potevano circolare per risparmiare carburante. Allora venne usato il termine Austerity. Se consideriamo che allora gli edifici erano riscaldati prevalentemente con  il gasolio la situazione fu più grave.

Oggi è leggermente diverso: la popolazione fa ricorso al petrolio soprattutto per l'acquisto di benzina e gasolio per i mezzi di trasporto, che tra l'altro oggi consumano molto meno di allora, mentre gli edifici funzionano a gas (anche se il prezzo del gas è ancorato al prezzo del petrolio e quindi aumenta uno, prima o poi aumenta anche l'altro). Nella produzione di energia elettrica oggi siamo un po' più sganciati dai combustibili fossili: le rinnovabili ormai contribuiscono quasi per il 50%. Inoltre il benessere oggi è più generalizzato e quindi l'aumento viene assorbito con meno paura.

venerdì 29 aprile 2022

I satelliti Starlink permettono all'Ucraina di accedere a Internet

Il conflitto tra Russia e Ucraina è senza dubbio il più tecnologico mai combattuto per il ruolo determinante di Internet, dei social media che permettono di ricevere in tempo reale immagini e storie dai campi di battaglia.

Non è un caso che tra le prime infrastrutture prese di mira dall'esercito di Putin ci siano state le centrali telefoniche, le antenne per la Tv, la telefonia mobile e le connessioni a Internet: un Paese e un esercito senza comunicazioni, infatti, fanno molta fatica a organizzare difesa e resistenza.

Eppure qualche giorno la Guardia Nazionale Ucraina, asserragliata da giorni dentro l'acciaieria di Mariupol, è riuscita a comunicare con un giornalista del New York Times raccontando la sua storia e inviando un breve filmato.

Come può esistere una  connessione a Internet funzionante a Mariupol? Tutto merito dei satelliti Starlink di Elon Musk, che da qualche settimana stanno garantendo l'accesso alla Rete alla popolazione ucraina in gran parte del Paese.

Fino ad ora non avevamo capito fino in fondo l’utilità dei satelliti che Space X sta mettendo in orbita e che a volte vediamo in cielo in fila comei re magi. Lo scorso 26 febbraio, due giorni dopo l'invasione russa, l’Ucraina aveva invitato un appello via Twitter a Elon Musk, invitandolo a mettere a disposizione della popolazione colpita dalla guerra la rete di satelliti per telecomunicazioni Starlink. Musk aveva immediatamente risposto dicendo che la rete Starlink era già attiva in tutta l'Ucraina, e che SpaceX avrebbe inviato le antenne e i terminali necessari per garantire la connettività.

Come funziona Starlink? Prevede il lancio di migliaia di piccoli satelliti per telecomunicazioni così da formare una fitta rete tutto attorno alla Terra. L'idea è che sopra le nostre teste ci sia sempre almeno un satellite in grado di garantire la connessione a Internet. Il sistema però, per funzionare, ha bisogno di una piccola infrastruttura formata da una parabola e da uno speciale router.

All'inizio della guerra l'Ucraina non era completamente coperta dal servizio Starlink, ma nel giro di pochi giorni l'azienda di Musk ha accelerato l'accensione dell'infrastruttura. Di certo, si tratta di uno dei progetti più ambiziosi del miliardario americano.

Qui puoi trovare la data e l'ora dei passaggi dei satelliti in cielo.

mercoledì 10 dicembre 2008

Petrolio e Guerra

military_oil_overseas.JPG

Lo sappiamo, gli Stati Uniti sono il maggior consumatore di Petrolio.

Il grafico qui sopra (da Energy Bulletin) raffigura il petrolio consumato dall'apparato militare americano: è con stupore che scopro che ben oltre la metà viene bruciato all'estero (parte gialla), quindi in guerra o qualcosa di simile, in giro per il mondo.

La frase "guerra per il petrolio" assume tutto un altro significato. Sono 200.000 barili al giorno usati per far andare 200.000 carrarmati, 200 navi e 11.000 aerei con lo scopo di controllare le aree petrolifere. C'è della follia in tutto questo: in un certo senso, se non si facesse la guerra, non ci sarebbe bisogno di fare la guerra per procurarsi il petrolio.

Nei prossimi anni il Pentagono comprerà tanti veicoli militari quanti ne ha già ora, veicoli il cui consumo non si misura in "miglia per gallone" ma in "galloni al minuto" (vi ricordo che un gallone equivale a 3,785 litri): un bombardiere B-52 consuma 55 galloni, ovvero 209 litri ogni minuto di volo, e il pieno costa tra i 100.000 e i 300.000$ a seconda del carburante.

Degli studi hanno dimostrato che è impossibile cambiare tutto questo sistema per renderlo più risparmioso. L'apparato militare può agire su caserme e impianti per risparmiare energia, ma sui veicoli non c'è nulla da fare.

Ma perchè il mondo gira all'incontrario?

mercoledì 22 ottobre 2008

Storia del petrolio

1821252091.jpgAlla fine del XXVIII secolo il carbone è praticamente l'unico combustibile usato e sul suo uso si era  fondata, nel 1700 e nel 1800, la prima rivoluzione industriale.
Il petrolio viene scoperto soltanto verso la metà dell'800 e la sua richiesta rapidamente aumenta  quando, agli inizi del '900, il motore a scoppio è applicato ai veicoli. L'avvento dell'automobile e quindi del petrolio ha spostato gli equilibri geopolitici mondiali. I giacimenti di petrolio si trovano in alcune aree - America settentrionale, centrale è meridionale, Paesi arabi, Sud-est asiatico, Russia - per lo più diverse da quelle in cui si trovano i grandi giacimenti di carbone. 
La rivoluzione industriale, basata sul carbone, è stata una rivoluzione europea, che ha visto come protagonisti i paesi carboniferi: Germania, Francia, Inghilterra. Con l'era del petrolio, il centro dello sviluppo industriale ed economico passa in America, dove si trovano i pozzi petroliferi (allora) ricchissimi: proprio nel periodo in cui le grandi potenze europee si preparano alla conquista del mondo, queste si trovano ad essere prive della materia prima necessaria ad alimentare i nuovi mezzi di trasporto.

Il primo pozzo petrolifero della storia venne scavato a Titusville, in Pennsylvania, il 27 agosto 1859.   Intuita ben presto l'enorme potenzialità del petrolio, in meno di due anni vengono realizzati oltre 340  pozzi e nel 1870 nasce la prima compagnia petrolifera, la Standard Oil dell'affarista J. D. Rockefeller,destinata a diventare la prima  grande compagnia petrolifera a livello mondiale,l'odierna ESSO.
Sin dall'inizio del secolo scorso, accanto alle forme tradizionali di fonti energetiche, come il carbone e l'energia idroelettrica, il consumo di petrolio, prevalentemente Nord americano, ha cominciato ad affermarsi e a diffondersi. E' in questo periodo che le grandi potenze cominciano a vedere l'Iraq e il Medio Oriente come un immenso giacimento petrolifero su cui mettere le mani: dopo la conferenza internazionale di San Remo, trovano un accordo per la spartizione delle ricchezze petrolifere irachene, già allora considerate di grande valore economico e strategico. L'Italia, però, è esclusa dall'accordo.
Durante la prima Guerra Mondiale si ha una svolta del corso delle vicende quando gli Stati Uniti adottano il carro-armato, alimentato a benzina. I Tedeschi, invece, utilizzano ancora il carbone per le navi, che però si muovono con minor autonomia in quanto si possono rifornire solo in patria. Gli storici dicono che si è trattato della vittoria del petrolio sul carbone.

Negli anni trenta per migliorare le prestazioni delle automobili l'industria petrolifera si impegna nella produzione di benzine ad alto numero di ottano.
Nel 1933 Hitler sale al potere in Germania con un programma che prevede, a breve distanza, una guerra che dovrebbe consentire alla Germania di vendicarsi della sconfitta del 1918. Hitler capisce subito che la guerra richiederebbe un gigantesco impegno industriale anche per rendere autonoma la Germania dalle importazioni di alcune materie strategiche, fra cui il petrolio e la gomma.
In Italia, paese povero di benzina, ma anche di carbone, fin dagli anni '30 viene avviato un programma di produzione di benzina sintetica, sostenuto dal governo fascista; a Bari si costruisce un impianto di raffineria del petrolio. I nomi di alcune fabbriche di benzina sintetica suscitano ricordi terribili perché vi sono stati impiegati, come manodopera, i prigionieri antifascisti ed ebrei, di fatto schiavi, catturati in tutti i paesi d'Europa. Le fabbriche sono sottoposte ai bombardamenti alleati; quella di Leuna, una tra le più grandi, è distrutta il 12 maggio 1944.
Durante la seconda Guerra Mondiale (1939-1945) Hitler invade l'U.R.S.S. per garantirsi il petrolio della Romania, alleata alla Russia, e per impadronirsi dei pozzi di petrolio del Caucaso.
Il Giappone entra in guerra per rendersi autonomo dagli Stati Uniti, dai quali dipende per i rifornimenti petroliferi; tenta dunque di invadere le Indie Olandesi ricche di petrolio.
In risposta a ciò U.S.A. e Gran Bretagna decretano l'embargo: proibiscono i rifornimenti di petrolio al Giappone. In risposta il Giappone attacca la flotta americana a Pearl Harbour, ma non colpisce le scorte di petrolio presenti nell'isola, grazie alle quali ciò che rimane della flotta americana nel Pacifico può essere riattivato.
Nel 1944 i Tedeschi tentano di sconfiggere gli Alleati nelle regioni del Belgio e del Lussemburgo; l'operazione, però, fallisce per mancanza di benzina. In queste zone, d'altro canto, sono collocate migliaia di taniche di benzina affinché gli automezzi americani e inglesi possano rifornirsi continuamente.
Con la Conferenzadi Postdam del 16 luglio 1945, gli Alleati impongono la cessazione di qualsiasi attività nel campo della produzione di benzina sintetica dal carbone.
Sempre nello stesso anno ha inizio la Guerra Fredda segnata da tensioni tra Stati Uniti e Unione Sovietica in Medio Oriente, dove si trovano le più grandi riserve di petrolio.
Nell'aprile del 1949 gli Alleati ordinano lo smantellamento degli impianti, ma in seguito al miglioramento dei rapporti con la Germania, l'ordine viene revocato nel novembre dello stesso anno; gli impianti sono stati così trasformati in raffinerie di petrolio .
Nel 1945 Nasser, nazionalista egiziano divenuto con un colpo di stato Presidente della Repubblica, occupa il canale di Suez e lo nazionalizza. Per la Gran Bretagna e la Francia lasciare il canale non significa solo rinunciare agli enormi profitti che derivano dal pedaggio, ma anche permettere che l'Egitto diventi il guardiano di tutto il traffico di petrolio proveniente dai Paesi Arabi. C'è inoltre il rischio che nella gestione del canale intervenga anche l'Unione Sovietica, fornitrice di armi all'Egitto: ciò potrebbe comportare il blocco dei rifornimenti petroliferi diretti all'Occidente. Nasser esce vincitore dalla crisi grazie all'arma del petrolio: ricatta la Francia e l'Inghilterra che senza petrolio non potrebbero affrontare l'inverno.

Inoltre rispetto al carbone, il petrolio e i sottoprodotti della sua raffinazione erano più pratici da usare e più puliti. Logico quindi che quando cominciò a diffondersi l'elettricità, nella seconda metà del XIX secolo, il petrolio si proponesse come combustibile ideale per produrre il calore necessario ad azionare le turbine a vapore, nelle centrali termoelettriche,  laddove non fosse possibile installare centrali idroelettriche.
La crescita industriale, la diffusione dell'automobile e l'uso dell'elettricità fecero aumentare a dismisura la richiesta di energia in Europa e in USA finchè non ci si rese conto che le riserve mondiali dei combustibili fossili non erano illimitate e prima o poi si sarebbero esaurite. Così iniziò, in particolare dopo la crisi petrolifera del 1973, in seguito alla guerra tra Egitto ed Israele, ad intensificarsi la ricerca di nuove fonti di energia.

Nel Medio Oriente la storia del petrolio comincia negli ultimi decenni dell'Ottocento, con le contese fra tedeschi, russi e inglesi per ottenere concessioni per la ricerca di petrolio dai governi dell'impero Ottomano e della Persia: regioni nelle quali si conosceva già l'esistenza del petrolio liquido.