venerdì 9 gennaio 2015

L'albero eolico

Dalla Francia giunge in questi giorni una soluzione energetica in grado di accontentare anche gli ambientalisti più scettici.

L'innovativo “albero energetico” risulta composto da una struttura scheletrica che riproduce pienamente quella di una qualunque pianta e sfrutta la presenza di minuscole turbine dalle sembianze di fogliame per produrre energia pulita senza il ricorso a cavi, fili, generatori o altre forme di alimentazione, semplicemente sfruttando le proprietà delle numerose micro-turbine che convertono l'energia cinetica prodotta dal vento in altrettanti watt da impiegare per i più disparati fini legati all'approvvigionamento energetico.

L'albero di ideazione francese è in grado di generare un'energia massima pari a 3,1 kilowatt (più o meno la stessa quantità prodotta da un impianto di tipo fotovoltaico adibito ad uso domestico) e riesce a celare il “cuore” dell'intero processo andando a nascondere la piccola centrale eolica all'interno del tronco, senza che un osservatore medio riesca a scorgerne la presenza in modo evidente.

Giusto per ribadire l'importanza della novità, l'ultima novità in materia di energia eco-sostenibile farà il suo esordio dagli Champs Elysèes di Parigi, cuore culturale della nazione transalpina, per poi approdare anche in località meno rinomate e prestigiose.

venerdì 19 dicembre 2014

I consumi energetici delle famiglie italiane

Anche quest' anno l'ISTAT ha analizzato il consumi energetici delle famiglie italiane. Ecco, in pillole, cosa è emerso dai dati raccolti:

1. La quasi totalità delle famiglie risiede in abitazioni dotate di impianto di riscaldamento degli ambienti e dell'acqua, mentre i sistemi per il raffrescamento risultano meno diffusi; ne sono in possesso solo 3 famiglie su 10.

2. Sono ampie le differenze territoriali nella diffusione di apparecchiature per il condizionamento: ne risultano dotate solo l'1,5% delle famiglie residenti in Valle d'Aosta e quasi il 50% di quelle che risiedono in Sardegna.

3. Il tipo di impianto più diffuso è l'autonomo, sia per riscaldare gli ambienti (lo utilizzano 66 famiglie su 100), sia per l'acqua calda (74). Gli apparecchi singoli vengono utilizzati più frequentemente nel Mezzogiorno, i centralizzati nel Nord.

4. La principale fonte energetica di alimentazione degli impianti di riscaldamento dell'abitazione e dell'acqua è il metano, utilizzato da oltre il 70% delle famiglie.

5. Nel 2013, le famiglie hanno complessivamente speso per consumi energetici oltre 42 miliardi di euro, con una spesa media per famiglia pari a 1.635 euro.

6. La spesa per consumi energetici delle famiglie è più elevata al Nord e più contenuta nel Mezzogiorno, con un differenziale che supera i 400 euro (30% in più delle spese sostenute nel Mezzogiorno).

7. La spesa media annua cresce in ragione sia del numero dei componenti sia della loro età. Una famiglia monocomponente giovane spende in media circa 650 euro in meno rispetto a una coppia con 3 o più figli.

8. Gli impianti di riscaldamento dell'abitazione restano accesi tutti i giorni durante la stagione invernale per l'87% delle famiglie, con sensibili differenze territoriali (98% a Bolzano e 62% in Sicilia).

9. L'impianto di riscaldamento viene utilizzato, in media, per circa 8 ore al giorno, più nel pomeriggio (quasi 4 ore e mezzo) che non nelle fasce mattutine (2 ore e mezzo circa) o notturne (circa un'ora).

10. Le famiglie residenti al Nord accendono in media due ore in più rispetto a quelle del Centro e tre ore e mezzo in più rispetto a quelle del Mezzogiorno.

11. A distanza di pochi anni dal ritiro dal commercio delle lampadine tradizionali, le lampadine a risparmio energetico rappresentano già quasi i tre quarti delle lampadine utilizzate.

12. Le famiglie dichiarano di aver effettuato investimenti sul fronte del risparmio energetico negli ultimi 5 anni: oltre la metà per ridurre le spese per l'energia elettrica, il 21% per le spese di riscaldamento dell'abitazione, il 15% per il riscaldamento dell'acqua e, infine, il 10% per il condizionamento.

13. Più di una famiglia su cinque fa uso di legna per scopi energetici (consumando 3,2 tonnellate in media all'anno) mentre solo il 4,1% utilizza pellets. Il consumo di legna è più elevato nei comuni montani (oltre il 40% delle famiglie) e in Umbria e Trentino Alto Adige (poco meno di una famiglia su due).

14. La metà delle famiglie che utilizzano legna ricorre (parzialmente o totalmente) all'autoapprovvigionamento. La quercia è il tipo di legname più utilizzato.

QUI IL RAPPORTO COMPLETO

giovedì 18 dicembre 2014

Biocarburanti

L’Africa, per l’ennesima volta, sta diventando terra di conquista per le aziende occidentali. I nuovi colonialisti sono i produttori di biocarburanti (per sapere cosa sono clicca qui), che in Africa possono trovare vaste distese di terra a costi bassi o nulli e abbondante manodopera a buon mercato. 
I governi di Tanzania, Ghana, Malawi, Namibia e molti altri stanno concedendo gratuitamente l’utilizzo di migliaia di ettari di terra ad aziende europee e americane in cambio di investimenti che possano portare strade, scuole, ospedali e cibo in una delle regioni più povere del mondo. Il solo Mozambico ha reso disponibili 11 milioni di ettari per la produzione di olio di palma e canna da zucchero da trasformare in carburante ecologico. 
Ma le conseguenze di questo eco business sono drammatiche: secondo Il Ghana Environmental Protection Agency, solo nel Ghana 2600 ettari di bosco sono stati tagliati per far posto alle nuove coltivazioni, soprattutto canna da zucchero, che oltretutto necessita di moltissima acqua. 
Non solo: "L'espansione dei biocarburanti che sta trasformando le foreste e la vegetazione naturale in colture energetiche sottrae terreno agricolo alle coltivazioni per uso alimentare, oltre a aumentare i conflitti con le popolazioni locali sulla proprietà terra", dichiara Mariann Bassey, di Friends of the Earth della Nigeria. 
Ma secondo i sostenitori dei biocarburanti proprio l’importazione in Africa di queste colture potrebbe salvare il continente dalla fame, grazie allo sviluppo di un agricoltura moderna e alla realizzazione delle infrastrutture per l’irrigazione.
Nella foto: carri trasportano le canne da zucchero verso gli impianti che le trasformeranno in biocarburante.

venerdì 5 dicembre 2014

Una presa al lampione

Uno dei maggiori inconvenienti delle auto elettriche è la macanza di colonninne per la ricarica. Le cose dovrebbero cambiare. I fondatori della start up tedesca Ubitricity hanno avuto l’idea di mettere le prese di ricarica sui lampioni stradali. Da poco è stato lanciato il progetto pilota con prese collocate su 4 lampioni a Berlino in collaborazione con una azienda elettrica. 
La novità tecnica sta nel cavo per la ricarica che consente di collegarsi al lampione con una presa molto facile da utilizzare.
Adesso saranno gli automobilisti a portare il loro cavo eliminando costose tecnologie supplementari per ogni punto di ricarica. Dopo aver autorizzato il pagamento gli automoblisti potranno attaccarsi in modo rapido al lampione prescelto. Tutto molto semplice e rapido.
«Il problema maggiore sta nel fatto che le auto elettriche non si possono ricaricare sempre in uno stesso luogo perchè viaggiano. Devono poter essere ricaricate dove possono parcheggiare, in diversi posti. Non ha senso fare costosi impianti ovunque con tutta la relativa tecnologia. Col nostro sistema basta portarsi la necessaria tecnologia e così si può ricaricare quanto si vuole perchè il contratto per l’alimentazione si applica al cavo”
E’ un’idea semplice usare l’esistente rete elettrica dotando i lampioni di questa opzione.
Stando a Pawlitschek , equipaggiare un lampione del sistema costa dai 300 ai 500 euro. Considerando i costi delle prese per attrezzare una stazione di servizio con ricarica elettrica si viaggerebbe su costi da 10.000. Naturalmente si pensa di adoperare questa tecnologia non solo per i lampioni ma presso i posti in cui si lavora a casa e nei parcheggi sotterranei.

venerdì 28 novembre 2014

La Diga delle Tre Gole

39 miliardi di metri cubi di acqua, 185 metri di altezza, 2309 di lunghezza: sono i numeri che descrivono la Diga delle Tre Gole, l’enorme diga sul fiume Yangtze nella provincia del Hubei, in Cina. Terminata nel 2009, la diga alimenta una centrale idroelettrica dotata di 26 turbine Francis con una potenza complessiva di 18,2 GW. 
L'impianto produce 84,7 TWh di energia, pari al 3% dell’intero fabbisogno cinese (il 25% dell'energia consumata in Italia) ed eviterà l’emissione nell’atmosfera di oltre 50 milioni di tonnellate di CO2 (oggi quasi l’85% dell’energia elettrica cinese viene prodotta dal carbone). 
La realizzazione di questo ciclopico impianto ha però avuto conseguenze pesantissime per l’ambiente: la creazione del bacino ha comportato l’allagamento di oltre 1300 siti archeologici e 116 insediamenti urbani. 1,4 milioni di persone sono state spostate e secondo le autorità cinesi almeno altri 4 milioni dovranno traslocare entro il 2023. 
Non solo: la distruzione degli habitat naturali, l’inquinamento delle acque e il traffico navale comporteranno la distruzione di numerose specie animali e vegetali. La prima vittima di questo processo distruttivo è stato il lipote, un delfino d'acqua dolce che popolava le acque del fiume Yangtze, dichiarato estinto nel 2006. 

mercoledì 26 novembre 2014

Dove si estrae l'uranio?

A differenza di gas e petrolio, la distribuzione geografica dell’uranio è piuttosto articolata. Attualmente  ci sono miniere attive in 20 Paesi. I maggiori produttori sono Kazakistan, Canada e Australia che insieme contribuiscono al 65% della produzione globale. Seguono Namibia, Russia, Niger, Uzbekistan e Stati Uniti.
Ma se è vero che l’uranio è “sparpagliato” in diverse parti del globo, le miniere sono controllate da un piccolo gruppo di società: una decina di multinazionali, con in testa la francese Areva.
Anche in Italia c’è una miniera: è a Novazza, minuscola frazione di Valgoglio tra la provincia di Bergamo e quella di Sondrio. La scoprì mezzo secolo fa l’Eni, ma dopo il referendum anti nucleare del 1987 fu chiusa.
Nel 2006 la Metex, una società australiana, fece domanda alla Regione Lombardia per ottenere la concessione ad estrarre l’uranio. Il piano prevedeva di ricavare circa 1.300 tonnellate di ossido di uranio l’anno, poca cosa se si pensa che nel 2013, nella miniera più produttiva del mondo, quella del fiume McArthur, in Canada, sono state estratte 7.744 tonnellate di uranio grezzo. Ma alla fine la Lombardia disse no.

sabato 22 novembre 2014

Il telegrafo

Nei primi trent'anni della sua vita Samuel Morse fu un artista, soprattutto pittore di ritratti e scultore. Si diplomò nel 1810 al college di Yale e l'anno successivo partì per l'Europa, dove frequentò le lezioni della Royal Academy of Arts di Londra. Una volta tornato negli Stati Uniti nel 1826 fu tra i fondatori - e primo presidente - della National Academy of Design di New York. Nel 1929 tornò in Europa per migliorare la sua preparazione artistica, ma sulla nave che lo riportava in patria ebbe modo di ascoltare a lungo i discorsi di un compagno di viaggio, un dottore di Boston di nome Charles T. Jackson, che gli descrisse numerosi fenomeni di elettromagnetismo.
Affascinato dal modo in cui l'elettricità si propaga, si appassionò e cominciò a pensare a un modo per trasmettere segnali usando un interruttore che inviasse impulsi elettrici intermittenti. Nel 1835 realizzò la sua macchina, e iniziò a collaborare con due amici: Leonard Gale, professore di Scienze all'università di New York, e Alfred Vail, proprietario di una fabbrica per la lavorazione del ferro in New Jersey.
Nel dispositivo di Morse un interruttore posto nella stazione trasmittente apriva e chiudeva il passaggio di corrente lungo un filo collegato alla stazione ricevente. Qui un'elettrocalamita era collegata a una punta scrivente, che tracciava su un foglio di carta tratti più o meno lunghi, a seconda di quanto era stato premuto l'interruttore della stazione trasmittente.
Morse brevettò anche il sistema a punti e linee per trasmettere messaggi e associò ogni singola lettera a un codice punto-linea. Era nato l'universale codice Morse.
La diffusione del telegrafo avvenne rapidamente, spinta dalla decisione del Congresso degli Stati Uniti di stanziare - 30.000 dollari per la costruzione di linea telegrafica fra Washington DC e Baltimora. Il 24 maggio 1844 fu trasmesso il primo messaggio in Morse: dalla Corte Suprema in Campidoglio, a Washington.
Fili del telegrafo vennero stesi ovunque, e già nel 1854 oltre 37.000 km di cavi attraversavano l'America.