sabato 15 agosto 2009

Google

 

logo_google.gifModesti non erano, neppure da ragazzi. Quando i due studenti ventenni di Stanford, Larry Page l'americano e Sergey Brin il russo, registrarono dal solito garage in California il buffo nome della loro aziendina, "Google. com" il 15 settembre 2007 : l'obbiettivo dichiarato era questo: "Organizzare la conoscenza del mondo intero e renderla accessibile a tutti". Modestamente.

Un Dio geloso avrebbe potuto offendersi molto per lo sfacciato tentativo di ricostruire la Torre di Babele, renderla questa volta accessibile a tutti e farli secchi. Ma quel giorno di settembre l'Onnipotente doveva essere di buon umore, perché li lasciò fare e dovette anche benedirli. Oggi "Google" è la terza religione del mondo, dopo l'Islam e il Cristianesimo, con 600 milioni di fedeli al giorno che si inginocchiano davanti al suo altare del sapere infinito dischiuso sul monitor del Pc dal meccanismo di ricerca, l'algoritmo, inventato da quei due. E il milione di dollari prestato ai due ventiquattrenni da lungimiranti finanzieri di ventura per fondarla è diventato, sul mercato azionario, 164 miliardi di dollari. Più del prodotto interno lordo di 170 nazioni.


Non c'è al mondo, neppure nella Cina dei miracoli abbaglianti, una società, una banca, un'azienda, che sia cresciuta tanto, in così poco tempo e negli anni dell'uragano catastrofico che sembrò travolgere il brodo primordiale della nuova economia: 164 mila volte il capitale iniziale. E se ancora Page e Brin, i due profeti della nuova Babele comprensibile, non hanno ancora raggiunto le dimensioni della Microsoft di Bill Gates che controlla il funzionamento del 90% dei personal computers del mondo attraverso il proprio sistema operativo Windows, la "Google" è il cuore di Internet e la sua crescita è mostruosa.

Alla fine del 2001, il volume di incassi era appena di 86 milioni di dollari. Alla fine del 2006 cinque anni dopo, era a 6 mila e 500 milioni di dollari, sei miliardi e mezzo. Sul fatto che i due soci fondatori, ciascuno dei quali si assegna uno stipendio da impiegato di banca, di 40 mila dollari lordi l'anno, ma che ha nel portafoglio titoli per oltre 20 miliardi, abbiano qualche benigno complesso di Dio, è ovvio. Non soltanto nelle loro parole, ma nell'atmosfera conventuale, da chiostro benedettino high tech, palpabile nella loro sede di Menlo Park a Palo Alto, sotto San Francisco.

Nell'ora, labora et programma del monastero, dove i monaci e le monache di internet scivolano via nel silenzio increspato soltanto da fruscii e dagli occasionali bip-bip dei computers, si mangia insieme, si gioca insieme, si ricerca insieme, ci si fanno tagliare i capelli e otturare le carie insieme. Tutto è trasparente, nella Babele di cristalli, perché tutti possano vedere tutto, anche Brin e Page che giocano con le automobiline radiocomandante e le riprogrammano, nei momenti di pausa dalla fatica di essere "buoni". Perché l'altro motto centrale di Google è "Noi non facciamo il Male".

Non deliberatamente, forse, ma quando si diventa il Tirannosaurus fra le lucertole, qualche spavento si provoca. Google, che è la rappresentazione di una formula matematica, (Page è figlio di un professore universitario di matematica) ha divorato oltre il 50% di tutte le richieste e le ricerche via Internet ed è stato ormai canonizzato in un verbo, "to google". Pesa come una spada sulla testa di politici che citano fatti sbagliati o a sproposito, perché nei millisecondi necessari per "google", per compiere una ricerca nell'universo dello scibile, le loro panzane, i loro precedenti imbarazzanti e le loro contraddizioni saranno illuminati.

Divora concorrenti o altre creature del mondo Internet, come quella YouTube, l'archivio video globale, che l'anno scorso inghiottì per 1 miliardo e 600 milioni. Un boccone per Brin e Page che hanno disponibili 8 miliardi di dollari pronta cassa, da spendere come e dove vogliono. Hanno rastrellato, in quelle loro pagine apparentemente umili e senza fronzoli, su fondo bianco, senza irritanti santini danzanti od odiosi "pop up" interstiziali, ormai l'80% dei 40 miliardi di dollari investiti su Internet dalla pubblicità e le grandi network televisive, ormai i piccoli dinosauri, tremano.

Il popolo di Madison Avenue, che piazza gli annunci a caro prezzo per essere i primi nella lista degli inserzionisti, sa che la pubblcità sistemata lì, raggiunge esattamente i contatti, i clienti potenziali, e dai "click", dalle risposte degli utenti sa quanti l'abbiano vista davvero. L'opposto della dispendiosa forma di pubblicità a pioggia fatta dalle televisioni, dove si tenta di allagare un'intera nazione, nella speranza di trovare un assetato.

E nel monastero del nuovo Dio, tutti i 13 mila dipendenti devono, per contratto, dedicare almeno il 20% del proprio tempo a farsi venire idee nuove. Nacquero così la mappe geografiche e le immagini satellitari, la posta elettronica gratuita, l'idea folle e magnifica di catalogare e mettere a disposizione tutti i libri esistenti al mondo, che ha sollevato le reazioni inviperite di molti editori e, ora, nell'ultima e più luciferina delle tentazioni, l'offerta di 30 milioni di dollari al primo uomo che spedirà un robot sulla Luna con mezzi privati e rimanderà immagini continue del nostro satellite, naturalmente via Google.

E infatti persino la Nasa, la sussiegosa ma squattrinata ex signora dello spazio, ha dovuto cercare l'alleanza di Brin e Page e firmare un accordo per utilizzare la loro tecnologia nella elaborazione dei dati. L'agenzia che portò l'America nello spazio, deve tornare sulla terra e inchinarsi a un immigrato russo e a un ex studente.

Storia americana, dunque, dal garage di papà alla Luna. Storia della genialità di due giovani e della disponibilità di capitali di ventura per rendere possibili i loro progetti, sapendo che finanziando cento cavalli, basta che uno arrivi, per remunerare sontuosamente il rischio. Ed ennesima parabola della ambizione umana, quella che neppure la distruzione della Torre di Babele è mai riuscita fermare.

martedì 11 agosto 2009

Ragazzi senza sonno

sleep3-thumb.jpgIl riposo notturno dei teenager è diminuito in media di 3 ore. Colpa di telefonini, Internet e videogame. Una volta, la fine di Carosello segnava un limite invalicabile: bisognava andare a dormire. Oggi tra sms, i-Pod, Internet, videogame e l'eterna tv - la giornata dei ragazzi sembra non finire mai. Cosi riposano due ore in meno rispetto alle generazioni passate. Secondo uno studio pubblicato in Francia, lo sforzo tecnologico non solo ruba tempo al riposo, ma provoca anche un danno biologico: “Qualsiasi stimolo di luce bianca emanata dagli schermi uccide la melatonina, l'ormone che facilita il sonno”.

Gli esperti consigliano ai ragazzi di andare a dormire non oltre le 22,30. È il momento della "curva termica" del corpo che favorisce un buon sonno. Con una soglia di tolleranza fino alle 23 e sveglia alle 7, si riesce a dormire 8 ore. Nove sarebbe meglio, anche se il tempo necessario per il riposo non è per tutti uguale. La ricerca francese conferma, però, che i ragazzi europei dormono in media soltanto 7 ore e 45 minuti: troppo poco.

Il sonno è un bisogno primario, come mangiare e respirare La mancanza di riposo provoca irritabilità, malinconia e obesità. E impedisce la concentrazione, azzera la memoria breve, rallenta il pensiero creativo.

Tutti sintomi che molti professori conoscono ogni mattina, quando vedono arrivare in classe studenti stanchi e svogliati. Come rimediare?

C'è chi propone di posticipare l'ingresso a scuola, ma secondo altri sarebbe sbagliato. Per i genitori resta il dilemma su quando e come spegnere i troppi interruttori.

La conclusione è che vanno spenti. A meno che non si voglia fare come Leonardo da Vinci, che dormiva a cicli di 45 minuti ogni 3 ore.

venerdì 7 agosto 2009

Chi ha inventato l'iPod?

 

ipod_nano_3g_argento.jpgChi ha inventato l'iPod? La credenza popolare punta naturalmente verso Apple, nella realtà l'azienda californiana ha solo acquistato e rimarchiato un prodotto già pronto, ma la guerra dei brevetti, come sempre, ha portato in tribunale anche il colosso dalla mela morsicata per la paternità del primo lettore musicale portatile non dotato di nastri o cd.

Il vero creatore dell'iPod, o per meglio dire del "lettore portatile", è in realtà Kane Kramer, un inventore inglese che nel 1979 brevettò un dispositivo che consentiva di scaricare da apposite stazioni di distribuzione la musica e condividerla anche attraverso un telefono.

Kramer ha testimoniato, su invito di Apple stessa, nella causa contro Burst.com che voleva un risarcimento di 60 milioni di dollari per aver infranto alcuni brevetti riguardanti la parternità del lettore multimediale portatile. La svolta avvenne nel 2005 quando Kramer ammise su un giornale di essere il reale inventore dell'iPod e di tutta la famiglia di prodotti derivati, solo che il suo brevetto del 1979 era scaduto per mancanza dei fondi necessari a rinnovarlo.

Apple convinse quindi Kramer a testimoniare portando i suoi disegni originali e raccontando questa triste storia. Concluso il suo lavoro, invece di essere ringraziato con un cospicuo rimborso, a Kramer sono state accreditate esclusivamente le spese di viaggio e albergo insieme a un piccolo extra per la testimonianza.

L'iPod, si è quindi scoperto, è un prodotto "vecchio" di 30 anni...

 

lunedì 3 agosto 2009

Antivirus e sicurezza Come difendere il proprio pc a costo zero

 

antivirus.jpgE' ahimè un'esigenza sempre molto attuale la difesa del proprio pc da virus e attacchi informatici di vario tipo. A volte è sufficiente aprire un file allegato ad una mail oppure copiarsi un documento dalla chiavetta usb per compromettere seriamente il funzionamento del computer o diffondere senza saperlo preziosi dati personali. Importanti precauzioni vanno però adottate soprattutto nella navigazione su internet e nella scelta di un servizio di posta elettronica di buon livello. Ad esempio alcuni browser di nuova generazione, come Firefox 3, hanno al loro interno un agente di rilevazione dei siti contraffatti, che avvisa l'utente nel momento in cui capiti su una pagina che è stata predisposta al fine di effettuare un attacco informatico, tipo furto di identità o installazione di software pericoloso. Spesso si finisce su siti di questo tipo partendo da una mail ingannevole arrivata sulla casella di posta, si tratta di attacchi come il phishing, che porta, ad esempio, l'ignaro utente su un sito molto simile a quello di una banca, per registrare tutti i suoi dati di accesso. Ma attraverso la posta elettronica arrivano anche altri attacchi, come lo scam, con cui si invita via mail a versare una somma di denaro per ritirare una vincita o altre ingenti quantità di dollari. Per questo è importante navigare con un buon browser e utilizzare un servizio di posta elettronica anche gratuito, perché no, ma con un buon filtro anti-spam. Inoltre bisogna sempre fare molta attenzione, in generale, alle mail che provengono da persone non conosciute e, considerato quanto è facile falsificare il mittente di una email, anche a quelle mail che arrivano da amici o banche ma ci fanno richieste un po' strane. Queste sono alcune raccomandazioni, per così dire, di buon senso, ma è importante avere sui propri pc tutto il software necessario a individuare e contrastare virus e altre insidie informatiche.

 

Per prima cosa, come è ovvio, è fondamentale la scelta di un buon antivirus, e fortunatamente tra quelli migliori ne sono presenti diversi gratuiti. Garantiscono ad esempio un buon livello di sicurezza sia AVO Free Antivirus sia Avira Free AntiVir, sebbene il migliore in assoluto resti, secondo le classifiche 2009, la suite dell'azienda russa Kaspersky Lab, purtroppo, questa sì, a pagamento. Ma per chi ambisce ad un elevato livello di sicurezza non basta un antivirus, ma è necessario dotarsi di un buon firewall, per evitare comunicazioni incontrollate da e verso il pc mentre si naviga, e di un efficiente antispyware, per contrastare quei programmi nascosti che inviano dati personali verso la rete. Quasi sempre il software antivirus (a pagamento) svolge anche queste funzioni. A questo proposito ci sono firewall, come Firewall ZoneAlarm o Comodo Firewall, che si possono installare gratuitamente e sono facili da usare, mentre fra gli antispyware il leader è ancora lo storico Ad-Aware della Lavasoft, ma è facile trovarne altri nuovi con semplici ricerche su siti come download.cnet.com, che aiutano e indirizzano l'utente nella ricerca di software in rete. In definitiva, sebbene la "totale" sicurezza nel mondo informatico non sia un obiettivo realistico, tuttavia, coniugando molto buon senso a un po' di software gratuito, non è difficile raggiungere un livello di sicurezza "ragionevole".

mercoledì 29 luglio 2009

Bill Gates chiude il profilo su Facebook

GATES--140x180.JPGDiecimila richieste di amici­zia. Troppe, anche per uno che ha trascorso gran parte della sua vita davanti allo schermo di un computer. E che grazie alle nuove tecnolo­gie ha accumulato una enor­me fortuna. Ma a tutto c’è un limite e così, alla fine, Bill Ga­tes ha deciso di dire basta a Facebook. Il fondatore della Microsoft ha chiuso il pro­prio profilo sul popolarissi­mo social network. Il moti­vo? «Mi sono reso conto che si trattava di un’enorme per­dita di tempo» ha spiegato. La lista di contatti «in attesa di approvazione» era diventa­ta troppo lunga: impossibile distinguere i veri amici dagli sconosciuti, dai semplici fan o dagli scocciatori. Tutti lì a chiedere di entrare nella ristretta cerchia di contatti di Bill. «Era diventato ingestibile, alla fine ho dovuto rinunciare » ha ammesso Gates. Un clic sul tasto «disattiva account » e la sua pagina perso­nale - che a quanto pare con­tava poco più di cento amici ­è sparita dalla Rete.

«La rivoluzione informati­ca è stata di enorme benefi­cio » ha spiegato Gates a Nuo­va Delhi, dove si trovava per ricevere il premio 'Indira Gandhi for Peace Disarma­ment and Development' asse­gnato alla sua fondazione umanitaria, la 'Bill and Melin­da Gates Foundation' (la cui pagina su Facebook resta co­munque attiva). «Ma se non stiamo attenti - ha aggiunto subito dopo - le tecnologie possono trasformarsi in una perdita di tempo». Altro che semplificare la vita: tra amici­zie, gruppi, foto da taggare, video da linkare, eventi a cui partecipare e messaggi in ba­checa il rischio è quello di tra­scorrere un mucchio di ore davanti alla tastiera del pc. Un lusso che nemmeno un ti­po come Gates può permet­tersi. Il popolo del 'Sesto Conti­nente' ha perso dunque uno dei suoi cittadini più illustri. Ma quella di Bill Gates non è una scelta isolata. Facebook continua a crescere a ritmo impressionante, tanto che a metà luglio ha superato i 250 milioni di utenti: un successo che al momento non conosce crisi. Eppure non mancano gli iscritti che, stanchi o delu­si, hanno deciso di abbando­nare il social network, o pro­mettono di farlo presto.

Su In­ternet si moltiplicano i grup­pi degli scontenti: da 'Goo­dbye Facebook' a 'quelli stufi di Facebook'. E se in ogni caso i vip che utilizzano i social network per mantenere i contatti con i fan sono sempre più numero­si (la coppia Demi Moo­re- Ashton Kutcher è attivissi­ma su Twitter), non manca­no altri esempi celebri tra quelli che si sono 'pentiti'. Tanto per fare qualche nome di casa nostra, a metà aprile era stata Daria Bignardi ad an­nunciare sul proprio blog la decisione di abbandonare Fa­cebook. «Non sono fatta per amare a metà - aveva scritto la conduttrice - o tutto o nien­te, la vita impone già abba­stanza compromessi. Ma con 4.959 amici e 7.096 in attesa di essere accettati, capite che mi sta venendo l’angoscia?». Fatte le debite proporzioni, anche lei era alle prese con lo stesso problema di Bill. Nicco­lò Ammaniti ha deciso di 'sui­cidarsi' da Facebook, come si dice in gergo, dopo soli due mesi di permanenza: «È an­che uno strumento interes­sante - aveva spiegato tempo fa - ma per uno come me che vive di fronte al computer al­la fine si rivelava una distra­zione enorme». Un altro che ha abbandonato Facebook è la iena Paolo Kessisoglu: «Non mi ha preso - ha raccon­tato - perché è un mezzo che assicura la quantità e non la qualità».

(il corriere della sera)

lunedì 27 luglio 2009

Wernher von Braun e la conquista dello spazio

von braun nasa.jpgLa circostanza del''anniversario dello sbarco dell'uomo sulla Luna - 20 luglio 1969 - mi sembra propizia per conoscere almeno un po' la storia dell'uomo che con le sue ricerche ha reso possibile all'uomo l'avventura nello spazio.

La storia di uno dei padri della tecnica moderna e una delle avventure più affascinanti dell'umanità —la conquista dello spazio— hanno avuto inizio con i giochi e i sogni di un bambino di una famiglia di nobili origini della Germania Orientale : Wernher von Braun. Wernher Magnus Maximilian von Braun nacque il 23 marzo 1912 a Wirsitz, , figlio del barone Magnus Freiherr e di Emmy von Quistorp.

Nel 1963 così raccontava la sua infanzia e la nascita della sua vocazione professionale: “Quando avevo 12 anni rimasi affascinato dagli incredibili record di velocità stabiliti da Max Valier e Fritz von Opel. Così tentai il mio primo esperimento pratico di razzo. Assomigliò al tentativo compiuto nel 1500 da un cinese di nome Wan Hoo.” Wan Hoo voleva essere il primo uomo ad andare sulla Luna e per fare ciò legò ad una sedia 47 razzi; purtroppo il coraggioso Wan Hoo scomparve in una esplosione di fiamme e di fumo… Il giovane von Braun attaccò una dozzina di missili ad un carretto giocattolo che però “mancandogli il coraggio e la determinazione di WanHoo” era senza pilota. Il carretto partì per una folle corsa attraverso le vie principali della sua città, “lasciando una scia di fuoco come una cometa”, e si schiantò con uno scoppio fragoroso. “Gli agenti della polizia che arrivarono tardi per l'inizio del mio esperimento, ma in tempo per il gran finale, non furono certo riconoscenti. Mi presero subito in custodia. Fortunatamente, non c'erano feriti e fui consegnato al Ministro dell'Agricoltura (mio padre).”

Successivamente, von Braun frequentò le scuole a Berlino e in questo periodo crebbe in lui la passione per l'astronomia e per i viaggi spaziali. Lesse Die Rakete zu den Planetenräumen (Il razzo nello spazio interplanetario) di Hermann Oberth, ma poiché il libro è pieno di formule matematiche e fisiche il giovane von Braun si chiese: “Come posso capire quello che quest'uomo sta dicendo?”. I suoi studi di matematica e fisica erano ancora piuttosto scarsi perché, a quanto pare, era in quel tempo troppo impegnato a costruire macchine riciclando pezzi di vecchie auto. Così per capire Oberth, von Braun decise di impegnarsi di più nelle materie scientifiche.

La madre alimentò nel giovane queste inclinazioni. “Per la Cresima , non ricevetti, come tutti i miei compagni luterani, il primo paio di pantaloni lunghi e un bell'orologio da polso, ma un telescopio. Mia madre pensava che fosse il regalo migliore.” Prima di andare a letto, per circa un'ora o due, il piccolo Wernher osservava le stelle con il telescopio, appassionandosi sempre più all'astronomia. Le letture di J. Verne ed H.G. Wells fecero il resto, mettendo le ali ai sogni di Von Braun che si convinse sempre di più della possibilità dell'esplorazione spaziale.

Nel 1929 aderì alla Società tedesca per i viaggi spaziali e con questo gruppo cominciarono i primi esperimenti sui razzi, che attirarono ben presto l'attenzione di molti scienziati, nonché della commissione tecnica del Reichswehr, l'esercito tedesco. Il primo Novembre 1932 iniziò a lavorare per l'esercitò tedesco sotto la guida di Walter Dornberger. Nello stesso anno si diplomò in ingegneria aeronautica presso l'Istituto Tecnico di Berlino. Due anni più tardi completò il dottorato in fisica con una tesi sui problemi teorici e applicativi della propulsione a razzo a combustibile liquido intitolata Konstruktive, theoretische und experimentelle Beiträge zu dem Problem der Flüssigkeitsrakete (Osservazioni costruttive e sperimentali intorno al problema della propulsione a razzo con combustibile liquido) che venne classificata come geheime Kommandosache (oggetto strategico segreto) e quindi non venne pubblicata.

Nel 1933 Hitler prese il potere in Germania e nello stesso anno von Braun ottenne il brevetto di pilota. Nel dicembre del 1934 il gruppo di Von Braun lanciò, dall'isola di Borkum, due razzi Aggregat-2, soprannominato “Max und Moritz” dal nome di due personaggi dei fumetti tedeschi, che arrivano a 2,5 chilometri di altezza.

Nel 1935 entrò nel gruppo di ricerca missilistica dell'esercito a seguito della chiusura da parte di Göbbels della Società tedesca per i viaggi spaziali. Nel 1936 il gruppo di ingegneri guidato da von Braun abbandonò il sito di Kummersdorf e si trasferì a Peenemünde, località sul Baltico. Nel 1937 von Braun assunse la direzione della nuova base e al suo gruppo venne affidata la realizzazione dei primi missili a media gittata, a combustibile liquido e con esplosivo convenzionale (V-1,V-2). Il primo volo di una V-2 fu dell'ottobre del 1942. Queste armi (circa 6000 esemplari di V-2) furono poi impegnate per bombardare Inghilterra e Belgio.

Nel 1945 il 2 maggio von Braun e Dornberger si arresero agli Alleati e insieme a circa 120 persone, tra tecnici ed ingegneri, furono trasferiti prima a Fort Bliss, in Texas, poi a White Sands nel New Mexico.

Il primo marzo del 1947 sposò, nella locale chiesa luterana, Maria von Quistop una cugina di secondo grado. La prima figlia, Iris, nacque l'anno seguente. Nel 1950 si stabilì a Huntsville, presso il Redstone Arsenal in Alabama e divenne direttore tecnico del programma dell'esercito per le armi balistiche, carica che mantenne sino al 1956. In questo periodo sviluppò il missile balistico a medio raggio Reditone (con propulsione a ossigeno liquido e miscela di acqua-alcol), fondamentalmente una evoluzione diretta del V-2.

Nel 1952 presentò il primo progetto per l'esplorazione di Marte e un progetto per una stazione orbitante di 75 metri di diametro sulla rivista Collier's . Nello stesso anno nacque la seconda figlia Margrit e pubblicò Across the Space Frontier (New York: Viking Press). In questo periodo collaborò con Walt Disney per tre serie televisive sull'esplorazione dello spazio, allo scopo di far conoscere i viaggi spaziali al grande pubblico.

Nel 1953 uscirono I suoi volumi Conquest of the Moon ( New York : Viking Press), Man on the Moon ( London : Sidgwick and Jackson ), e Mars Project ( Urbana : University of Illinois Press ). Nel 1955 divenne cittadino statunitense e l'anno successivo pubblicò Exploration of Mars (New York: Viking Press). Nel 1960 pubblicò First Men to the Moon ( New York : Holt, Rinehart and Winston) e nel 1966 History of Rocketry and Space Travel ( New York : Crowell)

Il 31 gennaio del 1958 il gruppo di von Braun aveva frattanto lanciato l'Explorer I, il primo satellite statunitense, con un missile della classe Juno I (razzi a quattro stadi). Il 3 marzo 1959 un vettore della classe Juno II lanciò la sonda Pioneer IV, che per prima aggirò la Luna. Il 29 luglio nasce la NASA , National Astronautics and Space Administration. Un anno dopo diventerà direttore del centro NASA di Redstone, carica che ricoprì fino al febbraio 1970. Nel febbraio del 1960 venne collaudato con successo il missile a due stadi a combustibile solido Pershing e infine, nel luglio del 1969 il Saturno V, sviluppato dal gruppo di von Braun, portò in orbita l'Apollo 11, missione che condusse al primo allunaggio umano sul nostro satellite. Tra il 1969 e il 1971 vettori dello stesso tipo porteranno 12 astronauti sulla Luna.

Nel 1970 von Braun divenne Deputy associate administrator della NASA, trasferendosi a Washington. Ma solo due anni più tardi, nel 1972, lasciò la NASA per “incompatibilità di ideali”, divenendo vicepresidente della Fairchild Industries, carica dalla quale si ritirò al termine del 1976. Nel 1975 aveva fondato il National Space Institute, associazione privata per la sensibilizzazione del pubblico sulle attività spaziali. Muore il 16 giugno 1977 ad Alexandria, in Virginia, per un tumore allo stomaco.

La vita di von Braun fu tutta dedicata alla realizzazione di un sogno: sviluppare la tecnologia necessaria a permettere all'uomo di fare i viaggi nello spazio. Le inclinazioni nate nella prima infanzia si svilupparono attraverso diverse esperienze e scelte a volte discutibili. Il 22 giugno 1977, durante la cerimonia commemorativa alla Washington's National Cathedral, il presidente degli Stati Uniti Carter ricordò von Braun come “ un uomo dalle chiare visioni […]. Non solo per il popolo americano ma tutto il mondo ha avuto vantaggi dal suo lavoro.”

Va anche sottolineato che la sua chiara visione nelle scelte tecnologiche fu sempre accompagnata da un'altrettanto chiara visione di fede. Dopo che gli astronauti fecero il loro ritorno sulla Terra un giornalista chiese a von Braun: “Dr. von Braun che cosa ha pensato dopo avere dato il suo “si” finale una settimana fa?”. La sua risposta fu: “Ho detto in silenzio la preghiera del Signore”. Luterano convinto, nei suoi interventi e in diverse lettere parlò più volte delle sue convinzioni religiose. “Per me, l'idea di una creazione non è concepibile senza invocare la necessità del disegno. Non si può essere esposti alla legge e all'ordine dell'universo senza concludere che deve esserci un disegno e uno scopo dietro tutto.” Il suo pensiero sul rapporto tra scienza e fede è semplice: “Per me la scienza e la religione sono due finestre di una casa, attraverso le quali noi vediamo la realtà del Creatore e le leggi che si manifestano nelle sue creature”, affermò in una occasione. In un articolo, dopo aver osservato che in natura nulla scompare senza traccia e che la natura non conosce l'estinzione ma tutto trasforma, concluse: “Tutto quello che la scienza mi ha insegnato —e continua ad insegnarmi— rafforza la mia credenza nella continuazione della nostra esistenza spirituale dopo la morte.”

È interessante prendere atto che l'umanità ha fatto un passo enorme nella conoscenza dell'universo in cui vive, e ha potuto per la prima volta mettere piede su un corpo celeste diverso dalla pianeta Terra, grazie ai sogni e alle monellerie di un uomo che nella sua esistenza ha saputo mantenere vive la capacità di stupirsi e di credere nell'opera creatrice di Dio.

venerdì 17 luglio 2009

Legambiente: Comuni Ricicloni 2009

MWSnap134.jpgOgni anno Comuni Ricicloni, la classifica di Legambiente, ci restituisce un’immagine dell’Italia più attiva, più forte, ogni anno con molte sorprese positive.

Quest’anno per diventare Comune Riciclone bisognava aver superato la soglia del 45% di raccolta differenziata, che altro non è che l’obiettivo del Testo Unico (la legge sui rifiuti) per il 2008. Non solo. Per i comuni sotto i 10.000 abitanti delle regioni del Nord Italia era necessario raggiungere il 55%.

Alcuni potevano pensare che avremmo premiato meno Comuni. Così non è stato: sono quasi 1300 quest’anno i Comuni che ricevono l’attestato, per la precisione 1280, 200 in più rispetto allo scorso anno.

Ben due terzi dei comuni veneti sono ricicloni, un risultato che tiene a lunga distanza gli antagonisti lombardi che rimangono su risultati più contenuti incalzati dal Friuli e dal Piemonte (siamo quarti, non male).

E’ nella classifica dei Comuni oltre i 10.000 abitanti che risulta più evidente la supremazia veneta e in particolare della provincia di Treviso che nelle prime 15 posizioni vanta ben 13 comuni. Tra i piccoli comuni, invece, nelle prime trenta posizioni troviamo ben 29 realtà del nord est dislocate tra Veneto e Trentino Alto Adige.

Da sottolineare positivamente l’avanzata delle e la Sardegna che pur non guadagnando primi posti, ottiene un premio come Regione, segnali evidenti che la politica di incentivi e disincentivi adottata dalla Regione Sardegna sta dando i risultati attesi, visto che è passata dal 3% di raccolta differenziata del 2002 al 38% a fine 2008.

Sono, per contro, anche troppo evidenti alcune assenze: Liguria, Molise e Puglia stanno “annegando” nelle discariche e ancora sono veramente rari i comuni che ci stanno provando.

Analizzando le graduatorie dei ricicloni del sud, che sono 131, emerge che gli esempi di buona gestione sono fondamentalmente distribuiti in due regioni: Campania (115 ricicloni, di cui la metà in provincia di Salerno) e Sardegna (45).

I capoluoghi ricicloni sono in totale 20 di cui 19 nel nord Italia. Ben 6 sono distribuiti in Piemonte, 4 in Lombardia e 4 nel Veneto che, anche nelle grandi città confermano la diffusione di buoni servizi di gestione dei rifiuti.

La sorpresa delle sorprese però è data da Salerno. Città capoluogo, in Campania!!! Comune Riciclone al 45%. L’unico capoluogo a esserlo in tutta l’Italia del centro-sud. Dimostrazione che dall’emergenza si può uscire, che i modi per farlo ci sono.

La gestione dei rifiuti a livello consortile (più comuni riuniti – il nostro consorzio è CSEA) conferma la validità di sistemi di raccolta e servizi uniformi su ampie aree di territorio. Oltre la metà dei ricicloni gode del servizio offerto da un consorzio e i circa 6,3 milioni di abitanti che ne beneficiano sono tutti residenti nel nord Italia, di cui la metà nel nord est.

Complessivamente, i cittadini che hanno contribuito ai risultati di Comuni Ricicloni 2009 sono più di 10 milioni, il 18% della popolazione italiana.

Un’altra sorpresa: con il semplice gesto di differenziare i rifiuti, questi 10 milioni di cittadini hanno evitato l’immissione in atmosfera di circa 1 milione di tonnellate di CO2.

sintesi dossier_2009 comuni ricicloni.pdf