In realtà questo cambiamento era iniziato già nel 2018, con i cosiddetti “featured snippets”: quei riquadri in alto che mostrano poche righe prese da un sito e che spesso bastano per avere l’informazione che cercavamo. Se chiediamo “a che velocità corre il ghepardo?”, per esempio, troviamo subito la risposta senza bisogno di aprire alcun sito. Comodo, veloce, immediato. Ma c’è un effetto collaterale: sempre meno persone cliccano sui link.
Con l’arrivo di strumenti come OpenAI ChatGPT nel 2022, molte persone hanno iniziato a cercare informazioni direttamente tramite chatbot. Questo ha rappresentato una sfida enorme per Google, che ha risposto integrando l’intelligenza artificiale nel suo motore di ricerca. Il risultato? Sempre più ricerche “zero click”: Google diventa l’unico sito che visitiamo, perché la risposta è già lì.
Secondo un recente studio le persone oggi cliccano sui link circa la metà delle volte rispetto a prima. Addirittura, solo una piccola percentuale controlla le fonti per verificare se l’informazione è corretta. Questo è un problema, perché i sistemi di intelligenza artificiale possono commettere errori o “allucinazioni”, cioè inventare informazioni presentandole come vere.
C’è poi un’altra questione importante: il futuro del web. Molti siti di informazione ricevono una grande parte delle loro visite proprio da Google. Se le persone non cliccano più sui link, i siti perdono lettori e quindi anche entrate economiche. Questo potrebbe mettere in difficoltà giornali e media online, che sono fondamentali per avere notizie affidabili e aggiornate.
In sintesi, Google non è più solo un motore di ricerca: sta diventando un sistema che fornisce direttamente le risposte. È più rapido e pratico, ma ci obbliga a essere più critici e attenti. Perché informarsi bene non significa solo trovare una risposta veloce, ma anche capire da dove arriva e se è davvero affidabile.
