
Moltiplicando la cifra per gli abitanti del pianeta,
l’abbandono dell’automobile a favore della bicicletta per tragitti urbani anche
brevi potrebbe salvare milioni di vite umane ogni anno. Forse sembrerà
esagerato, per un semplice cambiamento delle abitudini di trasporto. Questo
perché pochi sono consapevoli della pandemia mondiale rappresentata dalle
patologie provocate dalla sedentarietà, che minaccia di portare al collasso i
servizi sanitari di tutto il mondo.
Basterebbe questo motivo per dare via libera ai bulldozer e
costruire subito piste ciclabili, ma ce ne sono altri, tra cui la riduzione
dell’inquinamento e la lotta ai cambiamenti climatici. Inoltre, un minore uso
dell’automobile significa meno vittime della strada, e questo riguarda
soprattutto le persone più vulnerabili, come i bambini e gli anziani.
Ma soprattutto, dopo avere premuto quel pulsante magico, ci
troveremmo all’improvviso a vivere in città più accoglienti e a misura d’uomo,
non più costruite per accogliere una massa di scatole di metallo veloci,
anonime e pesanti, che sovente trasportano un unico essere umano per una
distanza ridicola.
Tratto e adattato
da Peter Walker, Noi ciclisti salveremo il mondo